Il Pataffio

Nobili straccioni contro straccioni in un medioevo in grammelot latino-ciociaro

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Il Pataffio
di Francesco Lagi
con Lino Musella, Giorgio Tirabassi, Viviana Cangiano, Giovanni Ludeno, Vincenzo Nemolato, Alessandro Gassman, Valerio Mastandrea

Medioevo. Un pugno di soldati scassati scorta il Marconte (marchese-conte) di Cagalanza (Musella) che va a prendere possesso del castello portato in dote dalla sposa Bernarda di Montecacchione (Cangiano), sessualmente insoddisfatta. Aggiungete un frataccio (Gassman) e un dotto per le pratiche burocratiche (Tirabassi). Nel castello-scassato- i villici guidati da Migone da Scaracchio (Mastandrea in un ruolo da Bertoldo) , non vogliono obbedire. Si muore di fame e del potere non ci si fida. Avete capito dai nomi perché ai tempi (1979) si disse che il romanzo Il pataffio di Luigi Malerba (ripubblicato da Quodlibet) era da considerarsi un medioevo post Decamerone di Pasolini, post Brancaleone di Monicelli, erede di Gadda per la lingua e vicino al primo Dario Fo. “Pataffio” sta per pasticcio, piatto plebeo fatto con tutto. Il film di Lagi un po’ lo è. Si capisce che ha presente L’armata Brancaleone ma anche il medioevo dell’Ubalda con Pippo Franco (ma il film di Monicelli pare discenda da Donne e soldati diretto proprio da Malerba) e mette insieme tutto, anche l’idea di Malerba di rappresentare l’Italia degli anni Settanta in un grammelot latino-ciociaro. Forse Lagi vuole mettere in gioco l’Italia di oggi? Magari: il pasticcio c’è, il problema è far passare la parte comica con quella drammatica e tenere il ritmo. Insieme non ci stanno.

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