Mostra del cinema di Venezia, le 11 vittorie italiane. Il Leone d’oro manca dal 2013

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La grande guerra

Inizia oggi la 79^ edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, che si concluderà il prossimo 10 settembre. La manifestazione festeggia quest’anno i 90 anni di vita e per l’occasione abbiamo pensato di riepilogare gli undici film italiani vincitori del Leone d’oro, il premio riservato al miglior film in concorso.

Una precisazione preliminare è doverosa: il premio esiste dal 1946 e quindi da quella data partiamo nel contare le vittorie italiane. Prima veniva assegnata la Coppa Mussolini e il riconoscimento era doppio: uno per il miglior film italiano e l’altro per il miglior film straniero. I film italiani ad aggiudicarsi tale premio sono stati Teresa Confalonieri di Guido Brignone (1934), Casta diva di Carmine Gallone (1935), Lo squadrone bianco di Augusto Genina (1936), Scipione l’Africano di Carmine Gallone (1937), Luciano Serra pilota di Goffredo Alessandrini (1938), Abuna Messias di Goffredo Alessandrini (1939), L’assedio dell’Alcazar di Augusto Genina (1940), La corona di ferro di Alessandro Blasetti (1941) e Bengasi di Augusto Genina (1942).

Come detto, il Leone d’oro nasce nel 1946. Per ricevere la prima statuina l’Italia dovette però aspettare il 1954, quando si aggiudicò il premio Giulietta e Romeo di Renato Castellani, trasposizione cinematografica della celebre opera di William Shakespeare, con Laurence Harvey nel ruolo di Romeo e Susan Shentall in quello di Giulietta.

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Nel 1959 la vittoria fu doppia: il premio andò infatti ex aequo a La grande guerra di Mario Monicelli e a Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini. Il primo fu anche candidato all’Oscar come miglior film straniero ed aveva un cast straordinario, nel quale spiccavano Alberto Sordi e Vittorio Gassman.

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Il secondo invece era ispirato all’omonimo romanzo di Indro Montanelli ed aveva come attore principale Vittorio De Sica.

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Gli anni ’60 furono il decennio d’oro del cinema italiano e le cinque vittorie consecutive a Venezia ne sono la più plastica testimonianza. Nel 1962 il premio (ad ex aequo con il sovietico L’infanzia di Ivan di Andrej Tarkovskij) andò a Cronaca familiare di Valerio Zurlini, film tratto dall’omonimo romanzo di Vasco Pratolini, con Marcello Mastroianni e Jacques Perrin.

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Nel 1963 vinse Le mani sulla città di Francesco Rosi, coraggioso film di impegno civile sulla speculazione edilizia che in quegli anni interessava l’Italia. L’attore principale era Rod Steiger.

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Nel 1964 fu la volta di Deserto rosso di Michelangelo Antonioni, con la straordinaria Monica Vitti come interprete principale, affiancata per l’occasione da Richard Harris.

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Nel 1965 il Leone d’oro andò a Vaghe stelle dell’Orsa… di Luchino Visconti, film con Claudia Cardinale e Jean Sorel.

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Nel 1966 a vincere fu La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, film ambientato ad Algeri durante la Guerra d’Algeria che, dal 1954 al 1962, vide contrapposti l’esercito francese e gli indipendentisti algerini.

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Dopo cinque successi consecutivi iniziò un digiuno lungo 22 anni per l’Italia. Va peraltro considerato che dal 1969 al 1979 le edizioni furono non competitive e quindi il Leone d’oro non venne assegnato. In ogni caso, il digiuno fu interrotto nel 1988 da La leggenda del santo bevitore di Ermanno Olmi, adattamento per il grande schermo dell’omonimo racconto di Joseph Roth, con Rutger Hauer (il replicante di Blade Runner) come attore principale.

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Dieci anni dopo, nel 1998, il premio andò a Così ridevano di Gianni Amelio, film ambientato a Torino fra il 1958 e il 1964, gli anni della migrazione dal sud Italia, con Enrico Lo Verso e Fabrizio Gifuni.

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Nel 2013 vinse Sacro GRA di Gianfranco Rosi, primo documentario ad aggiudicarsi il Leone d’oro nella storia della manifestazione. Il film, ambientato in prossimità del Grande Raccordo Anulare di Roma, ad oggi è l’ultimo italiano ad aver vinto il premio principale.

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Quest’anno, infine, sono in concorso cinque film italiani: Bones and All di Luca Guadagnino, Chiara di Susanna Nicchiarelli, L’immensità di Emanuele Crialese, Monica di Andrea Pallaoro e Il signore delle formiche di Gianni Amelio. Riuscirà uno di questi a ricevere il riconoscimento che manca all’Italia da 9 anni?

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