Quando pensiamo a Vittorio Gassman vediamo almeno un paio di versioni ufficiali. Quella dell’aitante giovane attore, ex-campione di pallacanestro che nasce a Genova il 1° settembre 1922 (esattamente 100 anni fa), con una predisposizione al culto della parola, al teatro classico e alle opere di Shakespeare portate in scena con grande fervore, con il personaggio di Kowalski in Un tram che si chiama Desiderio diretto da Luchino Visconti negli anni ’50, ma anche al teatro fatto in età più avanzata con Dostoevskij e i drammaturghi greci, senza dimenticare gli imperdibili scontri sulla professione dell’attore avuti con Carmelo Bene, come quello celebre che si verificò al Teatro Argentina nel 1984.

A questa prima versione di Gassman possiamo abbinare anche i primi ruoli nel cinema con Riso amaro (1949) e Mambo (1954), entrambi con Silvana Mangano, e alcuni film americani non proprio riusciti, come Sombrero (1953), fatti soprattutto negli anni di matrimonio con l’attrice Shelley Winters. In quel periodo non è però ancora il personaggio popolare che sarebbe diventato. Saranno poi il programma televisivo Il Mattatore, soprannome che l’avrebbe accompagnato per tutta la carriera, e l’incontro con Mario Monicelli a dar vita al Vittorio Gassman che tutti conosciamo.

Monicelli ne evidenzia prima le doti comiche e grottesche con I soliti ignoti (1958), La grande guerra (1959) e L’armata Brancaleone (1966); poi i 15 film con l’amico Dino Risi, uno su tutti Il sorpasso (1962), lo portano ai ruoli di sbruffone tragicomico che rispecchiano l’Italia del boom economico. Sarà però anche Ettore Scola a evidenziare il mondo degli ideali svaniti grazie ai suoi personaggi di C’eravamo tanto amati (1974), La terrazza (1980) e La famiglia (1987).

Negli Stati Uniti lavorò anche in due film di Robert Altman, Un matrimonio (1978) e insieme a Paul Newman in Quintet (1979), in Pelle di sbirro, diretto e interpretato da Burt Reynolds, in un piccolo ma significativo ruolo in Sleepers (1996) di Barry Levinson e nel 1994 si divertì a doppiare papà Mufasa nel cartone Disney Il re leone.

Nella lunga carriera ha scritto anche diversi libri, tra cui due autobiografici (Un grande avvenire dietro alle spalle e Memorie del sottoscala) e diretto quattro film, Kean – Genio e sregolatezza (1956), L’alibi (1969), Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto (1972) e Di padre in figlio, co-diretto insieme al figlio Alessandro Gassmann, che del suo cognome ha preferito mantenere la seconda “n” come scritto all’anagrafe.

Vittorio Gassman vinse diversi premi teatrali, nove David di Donatello, un Leone d’Oro alla carriera al Festival di Venezia e il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes del 1975 per Profumo di donna (1974). Negli anni parlò spesso in pubblico della sua depressione bipolare che cercò di contrastare soprattutto grazie alla sua famiglia. Morì nel sonno per un attacco cardiaco il 29 giugno del 2000. Aveva 77 anni.

Per ammirare, scoprire, riscoprire ed emozionarsi con il mondo di Vittorio “Il Mattatore” Gassman vi consigliamo dieci indimenticabili film:
I soliti ignoti di Mario Monicelli (1958)
La grande guerra di Mario Monicelli (1959)
Il sorpasso di Dino Risi (1962)
I mostri di Dino Risi (1963)
L’armata Brancaleone di Mario Monicelli (1966)
Il profeta di Dino Risi (1968)
In nome del popolo italiano di Dino Risi (1971)
Profumo di donna di Dino Risi (1974)
C’eravamo tanto amati di Ettore Scola (1974)
La famiglia di Ettore Scola (1987)







































