Un tenero disegnatore giapponese in un giorno di pioggia seduce con grazia una cartolaia divorziata e dopo una breve corte mettono su famiglia. Felice. Poi lui poveretto muore, arriva il fratello al funerale e non vede la sua foto sull’altare shintoista. O meglio, la foto del morto c’è, ma per lui è quella di un estraneo. Entra in scena un avvocato per dipanare il mistero. Il morto aveva preso l’identità di un altro uomo. E non una volta sola. Perché? E soprattutto: che fine ha fatto l’altro uomo? Ucciso? Sparito? L’avvocato, che è di origini coreane, mentre indaga sulla vera identità del morto deve fare i conti anche con la sua: il mondo della destra giapponese non sembra tenero con gli stranieri dalle radici coreane. Il bello della storia, che ha misure (e lentezze) molto nipponiche ma necessarie, è che la scoperta progressiva della verità (forse) impone una revisione delle vite degli indagati e degli indagatori e una scansione più profonda dei sentimenti a rischio di ferirsi.
Venezia 79. Aru Otoko (Un uomo)
Sulle tracce di un uomo che prima di morire ha cambiato molte identità






































