Bones and All: il termine, sconosciuto da chi non si nutre dei propri simili, vuol dire “fino all’osso”, cioè mangiare tutto di una persona ossa comprese. Che pare dia a chi mangia un orgasmo. Ma pare lo dia, in particolari condizioni, anche a chi viene mangiato. Parliamo proprio di cannibali. Cannibali che scoprono la propria maledizione/vocazione (mangiarsi gli amici, i genitori, anche le mani) e intanto vagano on the road attraverso le zone rurali degli States per sfuggire o scoprire il proprio destino. È un film di morti viventi non ancora morti, ma le imprese cannibalesche celano la metafora sessuale e sentimentale del pieno possesso: come dire “mi piaci così tanto che ti mangerei”. Beh, loro lo fanno. Si comincia con Taylor Russell in fuga che, mentre tenta di scoprire il mistero di sua madre, incappa nel bizzarro cannibale vagante Mark Rylance (davvero inquietante) e nel cannibale cool Timothée Chalamet. Ed è amore. Horror, con predilezione per la brutale e cruda carne proletaria e redneck al sangue (niente a che vedere coi manicaretti di Hannibal the Cannibal). Nella confezione dell’immagine un vago sospetto di servizio pubblicitario che forse lancerà la moda di mordersi.
Venezia 79. Bones and All
Quando fai così ti mangerei: i cannibali (innamorati e no) di Guadagnino







































