Venezia 79. Saint Omer

Un processo per infanticidio. Malattia o magia?

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Una scrittrice nera assiste al processo di una donna nera che ha abbandonato la figlia (fatta nascere quasi di nascosto a tutti) all’alta marea di una spiaggia. La procedura processuale francese è già una sorta di sceneggiatura del fatto raccontato dall’accusata, che spesso e volentieri invoca una non-responsabilità del crimine (o una co-responsabilità)  sulla base di percezioni allucinate intrise di pensiero magico. Il mondo intorno a lei ha voluto quel crimine. Si può credere al malocchio o spiegarlo in chiave di paranoia (costretta dal mondo), ma dopo un’analisi dei fatti a macchina praticamente ferma e inquadrature dai tempi molto lunghi, ecco che scatta un’identificazione (vogliamo dire “magica”?) tra la scrittrice che viene da Parigi e l’imputata che cita Nietzsche e studiava Wittgenstein ma crede che la famiglia abbia pilotato la sua rovina dall’Africa. A parte questo curioso dispositivo il resto è faticoso.

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