Opera seconda della trilogia che viene dal teatro di Florian Zeller, che già ci aveva sorpreso con Il padre (The Father). In realtà i figli in questa storia che ha per protagonista il manager Hugh Jackman, sono tre: il neonato avuto dal secondo matrimonio, il figlio diciassettenne avuto dal primo e lo stesso Jackman che in qualche modo ha bisogno di confrontare le sue scelte di cinquantenne con lo sprezzante padre Anthony Hopkins. Il figlio diciassettenne ha deciso che tutto il dolore della sua vita arriva dalla scelta del padre di fondare una seconda famiglia: e lui farà di tutto per portare a termine il sogno impossibile di ricongiungere la madre e il padre. Come sempre nelle opere di Zeller c’è una malattia mentale alla regia: nel Padre era l’Alzheimer raccontato dall’interno, in The Son c’è una depressione potente e cronica rappresentata quasi nei modi di una possessione. La tensione è sempre alta ma sembra più appartenere al thriller che a un’analisi delle dinamiche mentali. Il risultato è che il Figlio è inferiore al Padre.
Venezia 79. The Son
Secondo capitolo della trilogia della famiglia di Zeller. Al figlio tocca la depressione





































