Con Colin Firth si può dire che siamo davanti a un vero galantuomo. Ha lo sguardo gentile e a volte anche un po’ da cane bastonato. Sa indossare con eleganza abiti di altri tempi, giacca e cravatta, ma anche un improponibile maglione natalizio con estrema naturalezza… si fa per dire. In ogni forma possibile è comunque un grande attore capace di interpretare benissimo un re, un agente segreto, un tifoso di calcio incallito, un militare dell’esercito o un ricco arrogante.
Nel 1984 lo vediamo per la prima volta sul grande schermo con Another Country – La scelta, adattamento cinematografico dall’omonima pièce teatrale in cui Firth era già presente insieme all’altro attore protagonista, l’allora amico Rupert Everett.

Fa un ulteriore passo avanti lavorando con il regista premio Oscar Milos Forman in Valmont (1989), film relativamente sfortunato in quanto esce quasi in contemporanea con un altro lavoro ispirato dallo stesso romanzo e da cui prende anche il titolo, Le relazioni pericolose (1988), che ottiene molto più successo. L’interpretazione di Firth è comunque notevolissima e qualche anno più tardi è nel cast del pluripremiato Il paziente inglese (1996) e poi è protagonista dell’acclamata commedia Febbre a 90°, in cui interpreta un tifoso dell’Arsenal in lotta con la concretezza della vita reale fatta di lavoro e impegni famigliari.
Prosegue con tanti altri grandi successi come Shakespeare in Love (1998) e soprattutto Il diario di Bridget Jones (2001) dove ottiene il ruolo del timido innamorato della protagonista, una bravissima Renée Zellweger, che nella famosa scena della festa indossa l’ancora più famoso maglione natalizio con le renne.

Il film diventerà un classico e vedrà due seguiti mentre Colin lo ritroviamo con Scarlett Johansson ne La ragazza con l’orecchino di perla (2003), nella commedia corale Love Actually – L’amore davvero (2003), ne L’ultima legione (2007), nel musical Mamma Mia! (2008) e in A Single Man (2009), con cui vince la Coppa Volpi al Festival di Venezia. Il film è l’opera prima dello stilista Tom Ford e racconta l’ultimo giorno di vita di un professore omosessuale che ha perso da poco il suo compagno. Per questa interpretazione Firth ottime anche una nomination agli Oscar come miglior attore e dure critiche da Rupert Everett, infuriato per non aver ottenuto quel ruolo che secondo lui non era assolutamente adatto a un eterosessuale come il suo vecchio amico.
Nel 2010 per Colin Firth arriva un’altra occasione da Oscar e questa volta vince per la sua interpretazione di Re Giorgio VI ne Il discorso del re (2010), che a sua volta si aggiudica anche il premio come miglior film, regia e sceneggiatura.

Dopo una serie di altri importanti lavori come la spy story La talpa (2011) e Le due vie del destino – The Railway Man (2013), arriva un ruolo assolutamente action, e alquanto inedito per l’attore, con Kingsman – Secret Service (2014), una divertente commedia ambientata nel mondo degli agenti segreti in cui Firth è protagonista nella famosa e lunghissima sequenza di combattimento in chiesa, considerata una delle più belle scene d’azione degli ultimi anni.

Colin Firth ha la cittadinanza italiana e parla correttamente la nostra lingua grazie anche al lungo matrimonio con la produttrice e regista Livia Giuggioli, con cui ha avuto due figli, e ha girato in Italia uno strano e criticato film di Michel Winterbottom, Genova – Un luogo per ricominciare, ambientato quasi interamente nel capoluogo ligure e nella riviera.

Nel 2022, anno del suo sessantaduesimo compleanno, abbiamo visto Firth nel film L’arma dell’inganno, nella miniserie The Staircase – Una morte sospetta e presto lo rimoveremo nel prossimo film di Sam Mendes, Empire of Light.






































