L’immensità
di Emanuele Crialese
con Penélope Cruz, Vincenzo Amato, Luana Giuliani, Patrizio Francioni, Maria Chiara Goretti
Ne abbiamo appena parlato dalla Mostra del Cinema di Venezia. Crialese racconta una famiglia italiana borghese negli anni Settanta: famiglia agiata quanto disfunzionale, padre professionista con Citroen Pallas decapottabile che ingravida la segretaria, madre (Penélope Cruz) casalinga di origini spagnole con scatti di allegria o tristezza estrema, due bambini più piccoli (uno grasso, mangione, se turbato può fare la cacca sul pavimento) e infine la ragazzina protagonista (Luana Giuliani) che fino a che non scopri che si chiama Adriana sembra un maschietto di nome Andrea, ma si chiarisce che è femmina e scontenta del suo apparente genere. Come finto ragazzino fa un po’ di corte a una ragazzina che abita tra i poveri nel quartiere limitrofo. Intorno imperversano nella tv in bianco e nero del tempo spettacoli con la Carrà e Celentano e un po’ di hit musicali: servono anche a definire il rapporto complice tra madre e figlia con fantasie di identificazione. Mentre le altre canzoni del periodo vengono dai materiali RAI o sono reinterpretazioni, L’immensità passa solo sui titoli di coda. È il film dell’outing di Crialese, o forse della fragilità dell’Italia di quel tempo. A parte la fluidità di genere (molto di moda) alcune parti sono di gran livello prese in sè, come succede spesso nel cinema di questo regista (Respiro, Nuovomondo). L’insieme però sembra fragile.







































