Fragments from Heaven e Návštěvníci (The Visitors)

Dal deserto del Marocco al gelo delle isole Svalbard. Dal Festival di Locarno due film sull'esistenza umana e del pianeta

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Il cielo nel nostro immaginario rappresenta l’infinito, l’assoluto, lo spazio incommensurabile che ospita i nostri cari che ci hanno lasciato. Difficile fare domande al cielo e avere delle risposte, ma questo sembra invece possibile nel deserto africano.

Fragments from Heaven

È il tema del film marocchino Fragments from Heaven di Adnane Baraka presentato al Locarno Film Festival in concorso nella sezione Cineasti del Presente. Un nomade, Mohamed, e Abderrahmane, uno scienziato, battono palmo a palmo il deserto con altri aiutanti per trovare frammenti di meteoriti. Ognuno con un suo sogno. Il primo ha quello di guadagnarsi il denaro per una vita migliore, il secondo, invece, indaga sulle origini dell’universo. Cerca tracce di una stella più vecchia di quella che ha portato la vita sulla Terra. In questo angolo di deserto marocchino si sono verificate di recente diverse piogge di meteoriti, «frammenti di paradiso», che contengono informazioni sull’origine della Terra e della vita. Distinguere i frammenti di meteoriti da altri semplici sassi non è semplice e capita spesso a Mohammed e i suoi amici di essere tratti in inganno e poi delusi. La loro vita da nomadi è dura. Per casa hanno una tenda, per il cibo si affidano alle loro pecore e procurarsi l’acqua è molto impegnativo. Una questione di sopravvivenza, che riguarda il nomade, ma anche lo scienziato. C’è l’ostilità del deserto, ma anche quella del cosmo dove la Terra può essere in pericolo. Il deserto nella sua purezza e uniformità è il luogo ideale per farci prendere le distanze dalle sovrastrutture umane nelle quali siamo immersi ogni giorno. Alla fine non veniamo tutti dal cielo? Si domanda il regista.

Návštěvníci (The Visitors)

Agli antipodi del deserto c’è il paesaggio polare delle isole Svalbard (costa fredda), dove è ambientato il film Návštěvníci (The Visitors) della regista ceca Veronika Lišková, presentato a Locarno nella sezione La settimana della critica. Un studiosa ceca, Zdenka, si reca con l’intera famiglia in questo remoto territorio della Norvegia per realizzare una ricerca antropologica sugli abitanti di questo territorio, dove la popolazione autoctona (3000 abitanti) convive con studiosi e ricercatori da ogni parte del mondo.

La natura è ostica, ma pura, preservata da neve e ghiaccio. Le conseguenze dell’emergenza climatica arrivano comunque anche qua dove il permafrost si scioglie e dove il paesaggio con le sue infrastrutture umane è in continua mutazione. A sciogliersi non sono, però, solo i ghiacci bensì anche i diritti degli stranieri qui residenti anche da molti anni. La Norvegia non riconosce a chi va a risiedere nelle Svalbard lo stesso status di chi invece si stabilisce nel suo territorio continentale, dove i benefici derivano dall’obbligo di visto, che invece nelle isole artiche non è richiesto. Di fatto i non norvegesi che vengono a stabilirsi nelle Svalbard lo fanno a loro rischio e pericolo senza assistenza medica e sociale. Zdenka deve misurarsi contemporaneamente con due drammi: quello ecologico e quello umano. Ma le Svalbard non perdono il loro fascino: quel deserto di ghiaccio e neve offre anche allo spettatore come nel deserto in Marocco un’altra prospettiva rispetto a vite più confortevoli e protette.

Gabriele Eschenazi

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