Zerosettanta, un Circo al Massimo. Renato Zero trionfa a Roma

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Renato Zero

Il Circo Massimo, a Roma (uno spazio enorme, 600 metri di lunghezza per 140 di larghezza), è teatro di eventi speciali fin dall’epoca di Tarquinio Prisco, nella prima metà del VI secolo a.c. Ed un evento davvero molto speciale è stato il primo dei 6 concerti di Renato Zero (tutti sold-out), “ZeroSettanta”, organizzati per festeggiare i 70 anni dell’artista romano, concerti che si sarebbero dovuti tenere a settembre 2020, poi inevitabilmente rinviati a causa della pandemia.

L’ultimo live di Zero si era tenuto al Palalottomatica di Roma il 31 gennaio del 2020. E il “popolo zerofolle”, dopo quasi tre anni di astinenza, si è ritrovato per questa attesissima “prima” già alcune ore prima del concerto, ricomponendo anche stavolta un suggestivo mosaico di outfit sgargianti, visi truccati, cappelli, magliette, lustrini. Già un paio d’ore prima del live in platea è tutto un rincorrersi di saluti ed abbracci, di incontri e racconti. E tra un selfie e un altro, tutti ad interrogarsi sulla scaletta dei brani, sui nuovi costumi, sugli ospiti e le sorprese. Lo “slang” romano si intreccia al dialetto toscano, cadenze liguri agganciano tonalità perugine, e si avverte forte la presenza di Milano e di Torino, delle Marche e della Sicilia, di Napoli e della Sardegna… Il popolo zerofolle è atterrato al Circo Massimo da tutta Italia. Molti si conoscono dai tempi di “Zerofobia”, 1977, altri hanno preso la cittadinanza di “Zerolandia” in tempi più recenti.

Poco prima delle 21 comincia il “rito” del conto alla rovescia, quel 3,2,1…zeroooo! intonato dal pubblico. E il boato che avvolge il palco quando si spengono le luci è avvolgente.

Prima di Zero arriva la sua voce, ad intonare un inedito, “Quel bellissimo niente”, autobiografico e di grande intensità. Poi l’entrata in scena, con una delle tante perle del suo repertorio, “Vivo”. L’applauso che lo avvolge sembra liberatorio sia per il pubblico che per lui, dopo l’attesa forzata di questi anni. E arriva subito “Niente trucco stasera”, con Zero avvolto in un sobrio colore nero con richiami bianchi. Non c’è tregua, e il gigantesco schermo alle spalle di Zero dipinge i colori del mare, mentre lui intona un’altra hit, “Spiagge”, seguito dal coro del pubblico. Zero appare in gran forma, con una voce in piena energia che lo sorregge in ogni declinazione dello spartito. Decolla “Cercami” e il pubblico non si trattiene, e si alza in piedi. Arriva il primo ospite della serata, Jovanotti, col quale Zero duetta su “Siamo eroi”, “Artisti” e su un’altra perla della sua carriera, “Sogni di latta”.

Il pubblico riprende fiato con “Magari”, seguita da un altro brano di grande intensità, “Nei giardini che nessuno sa”, che Zero sul palco esegue magistralmente. Qualcuno passa rapidamente dal canto agli occhi lucidi. Arriva un’altra hit, “Morire qui” (1977) e nessuno in platea resta seduto, con l’orchestra di 50 elementi che insieme alla band di sette musicisti sostiene in pieno l’energia di un brano trascinante. I Neri per Caso intonano “Inventi”, poi Zero spinge tutti dentro a un altro brano storico, “Un uomo da bruciare”. Poi è la volta sul palco di Giacomo Voli e Sonia Mosca (da “The Voice” e da “All Together now”). Scorrono le note di un altro “caposaldo” della produzione di Zero, “Uomo no”, che poi intona con vigore un brano molto più recente, “L’angelo ferito”.

È il momento di Morgan, che si inginocchia davanti a Zero, che spende per lui parole affettuose, prima di duettare sulle note di “Amico”.

Renato Zero

Un altro brano inedito di grande intensità (“corro in giro tra la gente in cerca di un istante che poi sia per sempre, cara gente mia…”) accompagna il pubblico, sorridente, coinvolto, commosso, verso un’altra perla, “La favola mia”, 1978. “E mi vesto di sogno per darti se vuoi, l’illusione di un bimbo che gioca agli eroi”.

E sembra vestito davvero di sogno il Circo Massimo, dentro a questa prima notte zeriana, col pubblico del vecchio caro tendone blu che è ancora lì, moltiplicato all’infinito, seduto accanto ai tanti “nuovi iscritti” a Zerolandia. Arriva “A braccia aperte”, e sembra lui stesso ormai avvolto dall’abbraccio dei 15.000 di fronte a lui, che poi intona la bellissima “L’amore sublime”.

Zero pesca a piene mani dal suo repertorio, e intona in modo struggente un pezzo molto particolare, “Qualcuno mi renda l’anima”, infilando la propria anima in ogni nota del brano, mandando il pubblico in visibilio. Arriva sul palco Fabrizio Moro, che duetta visibilmente emozionato con Zero in un medley dove riappaiono anche “Il caos”, brano del 1976 e “Regina” dall’album “Zerofobia”. Moro dona a Zero il cappello del suo primo concerto romano al Palaeur e lascia il palco con gli occhi lucidi tra gli applausi del pubblico. Scorrono le note di “Mi vendo” con i 24 ballerini sul palco a disegnarne i ritmi, con un bellissimo e suggestivo progetto grafico a scandirne le atmosfere sui grandi schermi.  

È il momento di Giorgio Panariello, che si inginocchia davanti a Zero chiamandolo “Sua Santità” e si lascia andare poi ai mille racconti sulla loro antica amicizia.

Renato Zero

Arriva il momento di un altro brano “sacro” per il popolo zerolandese, “Più su”, che alcuni cantano ad occhi chiusi, altri lanciandosi verso il palco, dove Zero brilla dentro ad un outfit che intreccia diverse tonalità del giallo. Avvolto dentro al bianco e al rosa-fucsia intona invece un altro “inno” degli zerofolli di ogni età: “I migliori anni della nostra vita”. Come accadde tanto tempo fa sotto il tendone blu con “Il carrozzone”, stavolta la esegue lasciandone cantare alcune parti al pubblico, che lo segue con perfetta intonazione.

Le ultime note le intona visibilmente commosso.

Ed è la volta del gran finale. Con “Il cielo”, Zero chiude una serata trionfale, nella quale è tornato ad abbracciare il suo pubblico dopo 3 anni, e nella quale il suo pubblico, la “gens” zerofolle, ha riabbracciato lui, ripagandolo con una partecipazione di rara intensità. Dopo oltre 3 ore e mezzo di canzoni, i ballerini avvolgono il pubblico con un enorme telo azzurro, come avveniva alla fine degli show di “Zerofobia”. Un “richiamo” storico che ha commosso tanti dei presenti. Zero torna sul palco per un ultimo saluto, ricordando quante volte i suoi “colleghi” gli confessino la loro ammirazione per quel suo pubblico così “speciale”. Che si lancia di nuovo verso il palco per recapitare un ultimo abbraccio, un ultimo applauso a Zero. Che ricambia con occhi brillanti e lucidi, prima di scivolare dietro le quinte.

Renato Zero

“Zerosettanta”: si replica il 24, il 25, il 28, il 30 (il suo 72* compleanno) e il 1 ottobre al Circo Massimo di Roma (tutte le date sold-out)

L’orchestra: Orchestra Filarmonica della Franciacorta diretta dal maestro Adriano Pennino

La Band: Danilo Madonia, tastiere, e pianoforte, Lele Melotti alla batteria, Bicio Leo alle chitarre, Giorgio Cocilovo alle chitarre, Bruno Giordana al sax, Rosario Jermano alle percussioni, Lorenzo Poli al basso.

Coro a 8 voci e corpo di ballo do 23 elementi coreografato da Kristian Cellini

Abiti della maison Margiela

Renato Zero

2 COMMENTI

  1. Ieri sera un concerto strepitoso ma sono rimasta delusa per la posizione in cui hanno messo me ed altri sessanta DISABILI messi ad un angolo e non vicino al palco come mi aspettavo per non parlare delle persone ignoranti che passavano davanti. Non c’è rispetto per nessuno !!!!

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