Per chi è nato negli anni ’80 ed ha amato il rap sin dagli esordi, ha significato più di un semplice genere musicale. Veniva vissuto, infatti, come una cultura da seguire, un modo di essere, e c’era tutto un mondo da scoprire e studiare per capirlo al meglio.
Già a quei tempi una delle icone di questo suono era Tormento, frontman dei Sottotono, che assieme a Fish stava cercando di portare una nuova visione di questo suono nello stivale. I risultati erano eccellenti, ma dividevano la scena rap dell’epoca: in passato, infatti, essere parte del mainstream o toccare determinati argomenti non era ben visto da una nicchia, che non capiva quanto lavoro ci fosse dietro produzioni di quel tipo.
RapCiclopedia, la biografia di Tormento
RapCiclopedia – La mia storia scritto da Tormento assieme a Matteo Politanò ed edito da Baldini+Castoldi, è un vero e proprio viaggio in quel mondo: un’immersione nell’evoluzione sonora e non solo di uno dei migliori rapper italiani di sempre, ma anche il racconto di un genere che in italia iniziava a prendere sempre più piede.
Quello di Tormento è un libro che ti avvolge, ti coinvolge, ti prende per mano e ti fa capire tutto quello che c’è dietro una canzone, un personaggio, un modo di apparire e di esprimersi. Tutto questo per far comprendere al pubblico come un artista così non lasci mai nulla al caso, sia nei momenti di maggiore splendore che in quelli più bui.
Inoltre un bellissimo regalo che troviamo in RapCiclopedia è quello di poterlo (anzi, sarebbe il caso di dire doverlo) ascoltare con accanto il proprio smartphone o tablet, pronti ad ascoltare le diverse meravigliose canzoni che vengono citate durante i racconti dei diversi capitoli. Proprio per questo Tormento ha deciso di inserire all’inizio di ogni capitolo un QR code che, una volta scansionato, porta ad una pagina web interamente dedicata al libro con le playlist dedicate ad ogni capitolo.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Tormento per conoscere meglio questo libro e lo spirito con cui è nato.
RapCiclopedia è un viaggio, con tanta tanta musica da riscoprire al suo interno.
Esatto. Ho creato appositamente delle playlist perché vorrei che chi legge questo libro abbia a portata di mano i suoni che hanno accompagnato sia la scrittura che la mia crescita musicale. Nei capitoli cito davvero tantissimi titoli, e credo sia bello scoprire o riscoprire questi pezzi per chi legge, anche per capire meglio ciò che esprimo.
“Ricerca” credo che sia la parola chiave del libro. Tu fai capire quanto ci sia dietro ogni cosa che hai fatto, come nulla sia lasciato al caso, cosa che ogni tanto si trascura nelle produzioni moderne.
Ho cercato di mettere giù tutto in una maniera molto semplice. Abbiamo vissuto un’epoca in cui la musica rap tirava fuori dei pezzi immortali che se oggi li mettiamo nei nostri device risultano ancora freschissimi. Probabilmente ascoltare è il miglior modo per incuriosirsi e continuare a ricercare. In fondo è quello che ho fatto sempre io, provando a capire tutto quello che facevo. In questo libro ho provato a spiegare quelli che erano i miei metodi e come sono arrivato ad essere quello che sono oggi a livello musicale.
Significativo è stato il viaggio a Los Angeles, di cui parli dettagliatamente, che ti ha fatto capire molto sulla street credibility di una cultura che nasceva da un ambiente veramente ostile. Un mondo difficile da vivere e sicuramente molto lontano da ciò che vedevamo in Italia. Eppure i Sottotono ci hanno provato, trovando fan ma spesso anche scuotendo l’opinione pubblica.
Ho vissuto sulla mia pelle il fatto di parlare di argomenti che erano un tabù per quel momento, però è stata quasi una necessità quella di adottare un atteggiamento gangsta. C’era bisogno di essere sopra le righe per farsi notare a quei tempi ed uscire dalla massa: parlavamo di soldi, cosa che oggi fanno tutti, purtroppo esagerando e facendo a gara a chi la spara più grossa.
Ai nostri tempi magari c’era chi era molto più identificato come tecnica e come suono. Era molto amato dai cultori del genere, ma faceva molta fatica a comunicare con la maggior parte del pubblico, mentre magari quello che faceva la battuta o andava sopra le righe riusciva ad emergere. Per farsi notare era quindi necessario fare breccia, ed anche il suono ha seguito questa evoluzione verso qualcosa di molto più accessibile al pubblico.
RapCiclopedia vuole essere un qualcosa che ti apre ad un mondo che è meraviglioso da scoprire ed ha delle radici molto molto importanti. Dal gusto di ascoltare un vinile, o il riscorprire la musica analogica, che come diceva David Byrne nel suo meraviglioso libro Come funziona la musica ha frequenze infinite, cose che nella musica digitale non hai. Imparare ad ascoltare questi spazi musicali può essere un grande progresso per molti che la amano.
Un fascino analogico che però è sempre più difficile da trovare.
Sembra un po’ che sia stata cancellata l’era pre-internet: adesso andare a trovare dei pezzi molto vecchi è cosa da veri appassionati, perché hanno un’accessibilità completamente diversa. Di conseguenza è anche difficile per chi vive sul web incappare in artisti come ad esempio Donald Bird o Donnie Hathaway, per citare due nomi. Ma oltre a loro ce ne sarebbero un milione…
Dove e a chi vuole arrivare RapCiclopedia?
Sto notando che il libro è davvero super amato da chi la nostra generazione l’ha vissuta ed ha sempre amato quei suoni. La cosa più bella sarebbe se RapCiclopedia potesse prendere per mano anche dei giovani amanti della musica e guidarli in questo viaggio, facendogli scoprire dimensioni e suoni che non conoscono, facendoli innamorare. E, perché no, magari ispirare ancora di più le produzioni odierne e future.






































