Niccolò Fabi in Arena, la potenza delle emozioni

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niccolò fabi

Bisogna essere un po’ folli e incoscienti, ma anche coraggiosi e consapevoli per affrontare le oltre 10.000 persone che affollano l’Arena di Verona “armato” solo di chitarra e pianoforte.
Niccolò Fabi è tutto questo, ed è proprio così che ieri sera si è presentato al pubblico dell’anfiteatro veronese: solo un uomo, per dirla con le sue parole, al centro del palco, con i suoi strumenti.

Un riflettore puntato, a terra un cerchio di luce che abbraccia Niccolò, una chitarra, un pianoforte e le canzoni: per oltre un’ora è stato questo lo spettacolo a cui hanno assistito i fan del cantautore romano.
D’altronde non servono effetti speciali a catturare l’attenzione della gente, quando hai la possibilità di poter pescare in un repertorio stracolmo di canzoni che trasudano emozione.

Solo un uomo

È proprio solo un uomo che sale sul palco dell’Arena di Verona, e a sopresa Niccolò Fabi non inizia subito con le canzoni, ma decide di esordire con un lungo discorso di ringraziamento, che sottolinea una comunità di sentimento tra lui e il suo pubblico: «La vostra presenza qui e la vostra partecipazione è la conferma che ognuno può cercare una direzione professionale che non debba passare necessariamente attraverso i grandi standard e le grandi richieste altisonanti».
E per introdurre la canzone che apre il concerto, Il mio stato, decide di fare un balzo indietro di oltre 20 anni, e raccontarne la nascita: «Ho fatto il primo disco a 27 anni e venivo già da 13-14 anni di musica suonata, e avevo una percezione di me come musicista di un certo tipo. Poi il Festival di Sanremo, una canzone di successo, nasce il personaggio e come spesso capita non è difficile far collimare personaggio e persona, c’è un distaccamento e non ci si riconosce più.
Dopo i primi due anni, nel 2000, ho fatto il disco forse più sfortunato dal punto di vista dei numeri e della percezione dall’esterno, Sereno ad Ovest. E allora simbolicamente vorrei ricominciare da lì, proprio dal momento meno acclamato, nel quale c’è una canzone che parla di un dubbio e di uno stato d’animo che poi da quel momento non è diventato solo uno stato d’animo, ma una piccola comunita che stasera è raccolta qui e che lo simboleggia».

La potenza delle emozioni

Come dicevamo all’inizio, non è da tutti presentarsi davanti a 10.000 persone ed intrattenerle per un’ora da solo e quasi completamente in acustico, ma Niccolò Fabi è ben consapevole della potenza delle emozioni che suscitano i suoi brani e si diverte a giocarci su: «Avvertenza numero uno dei concerti del cantautorefabi: trucco leggero o assente».
E allora ecco Una somma di piccole cose, È non è, la splendida Facciamo finta.

Una delle cose più belle dell’universo che circonda Niccolò Fabi è certamente il suo pubblico, che ieri sera ha dato una dimostrazione di grande sensibilità durante l’esecuzione di Io sono l’altro: quando è arrivato il momento della frase “io sono il velo che copre il viso delle donne” tutta l’Arena si è prodotta in un applauso spontaneo, tanto da costringere Niccolò a fermarsi per sottolineare il momento e la protesta delle donne iraniane.
Dopo Vento d’estate e il relativo momento-cover, arrivano due pezzi da novanta come Ecco e Vince chi molla («la canzone a cui sono più legato in assoluto»), per poi passare alla “sezione viaggi” con Sedici modi di dire verde e Oriente.

Chiude questa prima parte del viaggio “in solitaria” del cantautore romano sul palco dell’Arena Il negozio di antiquariato, che fa quasi da ponte verso la seconda parte della serata, con quel mantra finale che ripete che “l’oro si aspetta”.

L’emozione dell’orchestra

È il momento delle emozioni collettive non solo sotto, ma anche sopra il palco. Entra in scena dunque l’Orchestra notturna clandestina, diretta dal Maestro Enrico Melozzi, oltre a due compagni di viaggio di lungo corso di Niccolò Fabi, ovvero Roberto Angelini alla chitarra e al basso e Filippo Cornaglia alla batteria.

Si parte subito con l’ultimo singolo, quell’Andare oltre che ci ha accompagnato in questo ultimo mese prima del concerto e che ci ha dato un assaggio delle potenzialità della poesia di Niccolò anche in questa veste.

Il contrasto sonoro tra le due parti del concerto è forte, ma non c’è squilibrio: le canzoni con l’arrangiamento orchestrale acquistano una tensione nuova, diversa e altrettanto emozionante.

Dopo Solo un uomo e Filosofia agricola si arriva a due veri e propri capolavori non solo della discografia di Fabi, ma della musica italiana in generale. Stiamo parlando di Una mano sugli occhi (con una sontuosa coda strumentale impreziosita da un assolo di Angelini alla slide guitar), e ovviamente di Costruire. Doppia standing ovation, ampiamente meritata.

Ci avviciniamo verso la fine, e Una buona idea fa battere a tempo le mani dei 10.000 dell’Arena, preludio per il gran finale con Lasciarsi un giorno a Roma. E quasi a voler scherzare col classico “liberi tutti” che solitamente accompagna l’esecuzione di questo brano, l’inizio stavolta è più “soft”, per poi crescere con l’ultima strofa e il ritornello finale.

D’aratro e di arena

Ma non è finita qui. Niccolò ha un’ultima sorpresa per questa notte speciale, ed è D’aratro e di arena. Questa canzone ha già qualche anno alle spalle, e come detto dallo stesso Fabi nel presentarla, ha uno stile diverso da quello che usa di solito. Il titolo arriva dalle parole di un’amica del cantautore romano appassionata di astrologia, che gli disse che il toro è un segno “di aratro e di arena”, appunto, a simboleggiare la sua doppia natura di animale da lavoro ma anche da spettacolo.

E a questo concerto, culmine dei primi 25 anni di carriera, Niccolò Fabi ci è arrivato proprio lavorando di aratro, scavando nella sua e nelle nostre anime, e seminando emozioni. Un lavoro certosino che ha avuto la sua meritata celebrazione nell’Arena per eccellenza.

Il nuovo album

I due nuovi brani, eseguiti per la prima dal vivo, Andare oltre e Di aratro e di arena, sono disponibili sulle piattaforme di streaming digitale, e saranno entrambi contenuti in Meno per meno, un viaggio sonoro tra passato e presente di Niccolò Fabi, in uscita per BMG il 2 dicembre e da domani disponibile in pre-order (https://NiccoloFabi.lnk.to/menopermenoPR).

Il ritorno in tour nel 2023

Dopo aver quindi celebrato i 25 anni di carriera con questo unico grande evento per il 2022, Niccolò Fabi ad aprile 2023 tornerà in tour nei principali teatri italiani, per la prima volta insieme all’orchestra.

I biglietti saranno disponibili in prevendita su TicketOne e nei circuiti di vendita abituali a partire dalle ore 16.00 di oggi, lunedì 3 ottobre.

Queste le prime date del Meno per meno tour (organizzato da Magellano Concerti e prodotto da Ovest):

17 aprile – Bologna, Europauditorium
18 aprile – Milano, Teatro degli Arcimboldi
20 aprile – Brescia, Gran Teatro Morato
21 aprile – Cesena, Nuovo Teatro Carisport
26 aprile – Trento, Auditorium Santa Chiara
27 aprile – Padova, Gran Teatro Geox
28 aprile – Torino, Teatro Colosseo
5 maggio – Ancona, Teatro delle Muse
6 maggio – Pescara, Teatro Massimo
8 maggio – Bari, Teatro Petruzzelli
9 maggio – Lecce, Teatro Politeama Greco
11 maggio – Catania, Teatro Metropolitan
12 maggio – Palermo, Teatro Golden
15 maggio – Firenze, Teatro Verdi
16 maggio – Assisi (PG), Teatro Lyrick
19 maggio – Napoli, Teatro Augusteo
21 maggio – Roma, Auditorium Parco della Musica
23 maggio – Parma, Teatro Regio
24 maggio – Genova, Teatro Politeama Genovese

La scaletta del concerto

1. Il mio stato
2. Una somma di piccole cose
3. È non è
4. Facciamo finta
5. Io sono l’altro
6. Vento d’estate
7. Ecco
8. Vince chi molla
9. Sedici modi di dire verde
10. Oriente
11. Il negozio di antiquariato

12. Andare oltre
13. A prescindere da me
14. Ha perso la città
15. Solo un uomo
16. Filosofia agricola
17. Una mano sugli occhi
18. Costruire
19. Una buona idea
20. Lasciarsi un giorno a Roma
21. Di aratro e di arena

La fotogallery, a cura di Moris Dalini

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