Franco Mussida, un viaggio nel suono attorno al pianeta della musica

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Franco Mussida
©Federica Mirabelli

C’è ancora chi cerca di dare valore al tempo, rallentandolo magari. È quello che succede con Franco Mussida che ha organizzato la presentazione del suo nuovo disco Il pianeta della musica e il viaggio di Iòtu  (CPM Music Factory) presso un luogo storico di Milano, la Balera dell’Ortica. Prima di iniziare vengono proiettati i video dei brani L’oro del suono e Io noi la musica, fatti vedere in anteprima ai detenuti del reparto «La nave» di San Vittore e a San Patrignano. 

Stiamo parlando di un concept album di tredici brani dove Mussida cura la simbologia e la copertina. Un viaggio interiore che l’artista compie con uno strumento nuovo dal suono unico, generato da una chitarra classica baritona che apre a linguaggi e a un’espressività particolare. Una chitarra speciale progettata per unire il mondo del soul-blues al pop e a quello classico. E Mussida questa chitarra l’ha portata con sé e la usa per suonare il brano Stupore che è la bonus track della versione in vinile. Una chitarra che non usa distorsori, alla ricerca di un suono, come sostanza prima di questo lavoro. Il suono che arriva prima della musica e della parola, come qualcosa di primordiale, un concetto che più facilmente trova riferimenti in certe espressioni di musica etnica, o anche contemporanea, per esempio in quella di un artista come John Cage che cercava l’origine del suono ne Il silenzio, il suo brano più famoso.

Tenendo fede alla tradizione, l’artista ha fatto uscire l’album in formato cd e vinile per distribuirlo negli store, mentre in digitale si potranno ascoltare solo due brani, Io noi la musica e L’oro del suono.

Incalzato dalle domande dei giornalisti Mussida spiega le ragioni che l’hanno portato a credere che la musica è una vitamina per la coscienza: «Mi sento un musicista che lavora in ambito popolare, non a caso siamo adesso in questo posto, una balera. Sono rimasto affezionato alla musica popolare per trovare anche forme diverse, non canoniche. Negli anni mi sono divertito a fare composizioni prog, che racchiudevano anche tanto mondo rock, ma oggi sento invece il bisogno di rallentare. Vorrei evitare questo elemento di eccitazione che ci vuole entusiasti sempre, così ho provato a togliere più che aggiungere. La scoperta di questa chitarra mi ha indicato qualche soluzione, anche se è uno strumento difficile da gestire senza pedali. Nel disco uso dei recitati che nella musica prog non ci sono abitualmente, mi sono ispirato da brano di Zappa. Per raggiungere nuove forme espressive, pensando di mostrare ai ragazzi che si avvicinano alla musica che ci sono infinite strade da seguire, ho coniato il termine Ultra Prog Pop per identificare lo stile dell’album. Questo perché trovo che oggi le strutture sono tutte uguali e sempre troppo cariche di sonorità». 

Franco Mussida che da decenni gestisce una scuola professionale di musica, CPM, da cui sono usciti allievi che si sono imposti nel mondo della canzone, arrivando perfino a vincere il Festival di Sanremo, ebbene Mussida oggi torna a farsi sentire con un nuovo disco, il primo degli anni duemila. Lui che si esprime ormai su più fronti, dalla letteratura con libri e pitture, va incontro ai detenuti delle carceri che periodicamente va a trovare per portare la sua esperienza di artista, per suonare e far ascoltare quel suono che certamente può risvegliare le migliori cose. Da qualche tempo Mussida pensa anche a un sacrario della musica ove attraverso un’esperienza sensoriale si potrà favorire l’incontro con il suono: «Abbiamo in mano uno strumento meraviglioso che il mondo del suono. La nostra esperienza la trasmettiamo attraverso il suono più che con l’immagine e il suono deve essere scoperto nella sua natura. Volevo raggiungere un suono che avesse fermezza, non volevo realizzare un prodotto new age. Volevo fermezza e calore. E per la prima volta propongo un brano blues, Afromedindian Blues, come manifestazione del dolore del 900. Avverto le persone che hanno vissuto questo dolore, io lo accolgo, è umanità e la musica viaggia per umanità».

Il progetto è accompagnato inoltre da «un’etichetta di qualità sonora controllata»: uno strumento informativo per gli ascoltatori, che sottolinea le caratteristiche delle registrazioni, precisando le diverse qualità delle sorgenti sonore presenti nei flussi musicali. E a chi gli chiede se sta pensando a un tour Mussida risponde che non ne è sicuro, perché prima vuole cogliere le reazioni a questo album. Lui che è stato chitarrista e cantante di uno dei gruppi più importanti del pop rock italiano (nessuno ne ha fatto il nome e non lo faremo qui) non ha fretta di intraprendere un tour. Intanto presenterà il disco con speciali instore esperienziali: 14 ottobre alla Feltrinelli di ROMA (Via Appia Nuova, 427 – ore 18.30), il 21 ottobre alla Feltrinelli di MILANO (P.zza Duomo – Via U. Foscolo 1/3 – ore 18.30) e il 24 ottobre alla Feltrinelli RED di FIRENZE (Piazza della Repubblica 26/29 – ore 18.00).

Mussida all’Ortica suona la chitarra baritonale. ©Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati & Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. È promotore con Pino Massara e Alfredo Tisocco della prima ristampa in cd di tutti gli album di Battiato usciti negli anni Settanta. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa a L'Enciclopedia del Rock Italiano - Arcana e Dizionario Pop Rock - Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018), Che musica a Milano (Editrice Zona, 2014 - nuova edizione Editrice Zona, 2023), Cose dell'altro suono (Arcana, 2020) e Battiato - Incontri (O.H., 2022), Gianni Sassi la Cramps & altri racconti (Arcana, 2023) .

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