Gli orsi non esistono

Jafar Panahi e le paure dell'Iran. Un film politico fatto d'aria e di intelligenza

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Gli orsi non esistono
di Jafar Panahi
con Jafar Panahi, Naser Hashemi, Vahid Mobasheri, Bakhtiyar Panjeei, Reza Heydari

Ecco la storia di una tentata fuga dall’Iran usando passaporti falsi. No. È un film nel film: il regista Panahi lo  dirige a distanza, quasi nascosto in un paesino polveroso elaborando materiale ricevuto con un computer. Come di consueto tra un arresto e l’altro. In parallelo nel paesino dove  ha scattato qualche fotografia, piano piano, con un crescendo insieme buffo e inquietante, ecco che Panahi viene coinvolto in una faida: una storia di bambine promesse a bambini a partire dal cordone ombelicale: la bambina -ora ragazza-  non vuole sposare lo sposo scelto da altri per lei, ma il pretendente (violento) è sicuro che il regista ha fotografato la ragazza con un altro ragazzo. Quella che sembrava una tradizione sorpassata diventa un casus belli che potrebbe portare a brutte conseguenze anche politiche. E così Panahi viene costretto dai villici dalla gentilezza inquietante a un giuramento sul Corano (che non farà), ma mentre si reca sul luogo del giuramento gli dicono che è meglio essere accompagnato perché il sentiero non è sicuro, ci sono gi orsi. Subito dopo gli dicono che gli orsi sono una bugia. Mentre la storia nel paesino va al peggio, anche il film nel film passa dalla finzione alla realtà. Gli orsi sono le paure che ci inculcano per obbedire. Come al solito, da un regista che passa più tempo in carcere che fuori, un film fatto di aria, intelligenza e risposte geniali alle limitazioni,  con un peso politico enorme. Eppure sorridente. Chissà come fa… Premio speciale della giuria a Venezia 79.

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