Non è semplice descrivere cosa si prova ad avere di fronte migliaia di persone in un posto unico come l’Arena di Verona. E non è facile neanche per uno che con le parole ci sa decisamente fare come Ligabue. Alla sua settima e ultima data (per ora) all’anfiteatro scaligero , ancora una volta Luciano fatica a trovare il modo giusto per ringraziare il suo pubblico e l’emozione aumenta quando, appena iniziato lo show, sulle gradinate dell’Arena compare una scritta che cita la sua ultima canzone, Non cambierei questa vita con nessun’altra, e dice “Abbiamo vinto noi “.
Luciano, come sempre affiancato dalla sua storica band – con cui l’intesa è perfetta in ogni istante- è padrone del palco, del pubblico e delle canzoni che sa dove sanno arrivare. Un pubblico mai stanco, che in alcuni casi ha assistito anche alle serate precedenti, ma questo non rovina affatto la magia che puntualmente si crea.
Complice una splendida serata autunnale, l’Arena fa da sfondo ad un repertorio collaudato su cui Luciano può contare per fare “festa”, come ama sempre dire lui.
Trent’anni di carriera in cui può ripescare delle vere e proprie perle che non canta quasi mai dal vivo, come “Chissà se in cielo passano gli Who “, durante la quale, per qualche minuto, l’onda energetica che fino a quel momento sembrava volesse mandar giù l’Arena si ferma, si cristallizza nell’ascolto di una ballad che arriva come una carezza. Non mancano riferimenti neanche troppo velati all’attualità e canzoni che sono in scaletta evidentemente non a caso, come Il mio nome è mai più, e Luciano spesso spende parole di incoraggiamento in riferimento al periodo buio che il mondo sta vivendo , tra un post pandemia, una guerra e un crisi energetica.
Due ore sembrano volare tra ritmi che si alternano e Luciano che ammette di avere avuto uno strappo al polpaccio “ma di certo non ci fermiamo per questo”.
Sguardi, complicità , abbracci nel pubblico e sul palco creano un’atmosfera unica e sì, ribadiamo, magica, come se il tempo si fosse fermato in quelle due ore e i problemi potessero essere per quel breve periodo dimenticati. La musica in generale ha questo potere e quella di Luciano in modo particolare: quello di farti mettere via i pensieri e di permetterti di lasciarti andare. Non ti accorgi di come balli , di come piangi e se lo fai. Accade e basta. Probabilmente è questo che rende speciale Luciano e lo fa amare così tanto. Questo suo non filtrare le emozioni e, di conseguenza, il pubblico fa lo stesso.
Ne ha parlato spesso e ieri sera si è materializzato nuovamente, con il suo volto che quell’emozione proprio non vuole nasconderla, così come la voce che si spezza, gli occhi bassi e il sorriso stampato in faccia, che è quello con cui ognuno di noi torna, poi, a casa.
Perché per quelle due ore sì, abbiamo vinto noi.
La scaletta del concerto
Non cambierei questa vita con nessun’altra
Balliamo sul mondo
L’amore conta
Tu sei lei
Il sale della terra
Si viene e si va
Il tempo è una bugia (feat. Fask)
I ragazzi sono in giro
Chissà se in cielo passano gli Who
Il mio nome è mai più
A che ora è la fine del mondo
Buonanotte all’Italia
Il giorno di dolore che uno ha
Quella che non sei
Piccola stella senza cielo
Marlon Brando è sempre lui
Certe notti
Questa è la mia vita
Tra palco e realtà
Urlando contro il cielo
Leggero
E se i fan di Luciano erano già tristi per la finale di questa “residency “ veronese, possono già sorridere pensando al prossimo anno, quando il Liga tornerà negli stadi.





































