Manuela Zero presenta il suo nuovo singolo, Attack

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Si chiama Attack, è il nuovo singolo dell’attrice e cantautrice Manuela Zero, che fa parte della colonna sonora di Quasi Orfano, film in uscita il 6 ottobre con Riccardo Scamarcio e Vittoria Puccini, a cui ha preso parte anche l’attrice campana. 

Classe 1984, viene scelta a 17 anni da Abel Ferrara nel suo film “Go go tales” al fianco di Willem Dafoe, lavora in televisione nel cast di “Romanzo Criminale”, al cinema in “Loro” di Paolo Sorrentino, nel “Professor Cenerentolo” di Leonardo Pieraccioni, nel 2017 viene scelta da Pippo Baudo per “Domenica In” e nel 2018 partecipa a Sanremo Giovani con “Nina è Brava” riscuotendo un grande successo di pubblico e critica. Dal 6 Ottobre è al cinema con Quasi Orfano di Umberto Carteni, della cui colonna sonora fa parte il nuovo singolo.

Abbiamo sentito l’artista in occasione dell’uscita di questo progetto.

Se dovessi definirlo in poche parole, come spiegheresti il tuo pezzo?
È la storia di una ragazza che si incolla al suo fidanzato con l’attack per tenerlo a sé per sempre.

Da cosa è nata l’idea del pezzo?
L’idea è quella di raccontare i rapporti disfunzionali, le storie d’amore che diventano rapporti di dipendenza. Volevo raccontare l’evoluzione del grande amore che si trasforma spesso in questi rapporti tossici, tra persone che sono in grande disequilibrio. Questo perché spesso confondiamo l’amore con qualcosa di completamente diverso, quindi ho pensato alla colla, ho pensato a due ragazzi incollati perché mi sembrava l’immagine giusta. E soprattutto poi ho pensato che alla fine, quando sei in un rapporto del genere, “incollato” all’altro, quando poi ci si stacca, c’è uno strappo e fa male.

Musicalmente è un pezzo molto semplice, mentre il testo è la parte forte del pezzo, che entra molto facilmente in testa.
È la prima volta che faccio un pezzo così, in realtà, l’ultimo brano mio che è uscito (Mea Culpa, uscito in occasione di Musicultura) era molto complesso. L’ho scritto quattro anni fa, dopo Sanremo, di getto, senza immaginarmi il percorso che avrebbe fatto questo brano. Non avevo l’esigenza di metterci dentro troppe cose, mi piaceva l’idea che fosse tutto molto semplice per raccontare di qualcosa in cui è facile immedesimarsi. Anche a livello di parole, alla fine, ripeto sempre la stessa cosa. Dietro questa canzone non c’è un grande ragionamento, è stata molto istintiva.

Quanto collaborare con Giulio Nenna e Andrea Debernardi ha influenzato questo lavoro?
Abbiamo lavorato tutti insieme a questa canzone per creare questo spazio. Lavorare con loro è stato bellissimo, perché loro sono due artisti bravissimi. Ci sarà di questo brano anche una versione Giulio ha fatto solo per il film, che è ancora più emozionante, perché abbiamo aggiunto degli archi che vanno a riempire lo spazio (anche questa versione uscirà su Spotify, ndr).

Come è arrivato Attack al film Quasi Orfano?
Dopo averla scritta ci avevo costruito intorno un videoclip, perché volevo raccontarla anche visivamente, ma poi sono tornata al mio mestiere di attrice e ho conosciuto Umberto Carteni che mi ha chiesto di ascoltare qualcosa di mio. Io gli ho fatto sentire Attack e gli ho fatto vedere anche il progetto visivo che avevo realizzato, ma poi non mi ha detto più nulla e al montaggio mi ha chiesto di montare Attack su questo film.

Il cortometraggio a cui hai lavorato è legato solo ad Attack o ci sarà altro dentro?
È la storia originale di Attack, il motivo per cui io ho scritto questa canzone: i protagonisti sono due ragazzi che viaggiano in un pulmino anni 60 e racconto della paura di questa donna che ha paura che le cose si rompano e che quando il suo fidanzato butta via dei cocci, lei ricostruisce le cose con l’Attack. Racconto quindi l’evoluzione di questo grandissimo amore con un finale a sorpresa positivo che poi vedrete. Racconto, insomma, come se fosse un film la storia di questa canzone. Volevo farlo da tanto, ma non avevo mai il tempo, invece durante la pandemia ho trovato il tempo di realizzare questo progetto. Penso sia un valore aggiuntivo per la canzone.

Musica e cinema sono due passioni che vanno di pari passo nella tua vita, portarle avanti in parallelo è stato complesso?
Sono arrivata prima alla recitazione. Anzi, io sono una ballerina, che poi ha iniziato a studiare recitazione perché Abel Ferrara mi aveva scelta per un suo film. La musica è arrivata molto tardi, anche se ho studiato pianoforte e mi è sempre piaciuto creare musica, ma non ero pronta a raccontarmi attraverso la musica. La musica è arrivata molto dopo, dopo tante esperienze diverse, spesso in contrasto tra loro, da Sanremo Giovani. Ho rifiutato proposte che mi chiedevano di rinunciare alla recitazione, ma dall’altra parte per un anno non ho fatto provini per il cinema perché la musica ha bisogno di tempo. Durante la pandemia però mi sono chiesta perché non potessi portare avanti entrambi i progetti e alla fine l’ho fatto. Non è stato un percorso facile, non lo nego, ma ne è valsa la pena.

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