Ieri sera Eric Clapton è salito nuovamente sul palco della Unipol Arena di Bologna per il secondo concerto consecutivo nel capoluogo emiliano, registrando un nuovo sold out, per un totale di oltre 30.000 spettatori nei due appuntamenti felsinei.
Prima di Slowhand è stato Robben Ford a fare da “apripista” per la serata. Un opening act di lusso, visto che Ford è uno dei migliori chitarristi elettrici in circolazione, nonchè cinque volte canditato ai Grammy.
Quaranta minuti di ottimo blues, perfetti per scaldare il pubblico in attesa di Mister Slowhand.
Il concerto
Ed eccolo, alle nove in punto: Eric Clapton arriva sul palco accompagnato dalla sua band, formata da Nathan East (basso), Sonny Emory (batteria), Doyle Bramhall (chitarre), Chris Stainton (tastiere), Paul Carrack (organo, tastiere, voce), Katie Kissoon e Sharon White (voce).
Il concerto ha seguito la formula ormai consolidata delle esibizioni del chitarrista inglese, ovvero una prima parte piuttosto carica ed energica, un intermezzo acustico e un finale sempre con la band al completo. Un’altra delle formule che contraddistingue il leggendario chitarrista è concedere poco o niente al pubblico: a parte qualche sporadico “Thank you”, o “Grazie”, Eric appare imperturbabile e le emozioni che prova a stare sul palco sono a dir poco indecifrabili.
Veder tornare sul palco un musicista che aveva annunciato, o comunque fatto presagire, il ritiro ormai svariati anni fa proprio a causa delle sue precarie condizioni di salute è, oltre che una grande gioia per i fan, l’ennesimo esempio del potere salvifico del blues e del rock‘n’roll. Che dia una sferzata di energia al pubblico con Tearing Us Apart, la canzone di apertura, che faccia ondeggiare i bacini con I’m Your Hoochie Coochie Man, che induce a lenti improvvisati le coppiette con River of Tears o che faccia esplodere in un boato di approvazione con I Shot the Sheriff dei The Wailers, Eric Clapton nella prima parte del concerto si riconferma ciò che un anonimo graffitaro aveva consegnato alla storia sui muri della metropolitana di Londra negli anni Sessanta, cioè un dio.
La parte acustica del concerto ci consegna un artista più riflessivo, che si destreggia con le chitarre e fa cimentare i suoi musicisti con diversi strumenti, fino ad arrivare a uno dei momenti che tutti i fan aspettano: Layla e Tears in Heaven, eseguite una dietro l’altra.
Nell’ultima parte del concerto, riappropriatosi della sua Stratocaster, Clapton appare tutt’altro che stanco e perfettamente in grado di regalare al pubblico ancora altre perle blues, tra cui brilla la leggendaria Wonderful Tonight (scritta per Patty Boyd, la donna che Slowhand “rubò” a George Harrison).
Arriva uno dei brani storici dei Cream, Cross Road Blues, cover del brano dell’angelo ribelle Robert Johnson, che secondo la leggenda vendette l’anima al diavolo ad un incrocio di strade nel Mississippi in cambio dell’abilità nel suonare il blues.
Altro standard blues, The Sky Is Crying, che fa da preludio per il finale con l’immancabile Cocaine, brano di J.J. Cale portato al successo da Clapton nel 1977.
Unico bis, High Time We Went, cover di Joe Cocker, che vede il ritorno sul palco anche di Robben Ford. Guitar battle e gran finale per prendere ancora una volta, tutti quanti, l’ovazione e gli applausi degli oltre 15.000 presenti.
Eric Clapton, alla soglia degli 80 anni, è un artista che non avrebbe nemmeno più bisogno di esibirsi, eppure sceglie di farlo lo stesso e, forse, l’unica emozione che traspare sul suo viso è l’estati che prova quando imbraccia la chitarra, un’estensione di sé più che uno strumento. Il passare del tempo lo si avverte solo osservando come, in questa fase della sua vita, il meglio di sé lo dia quando si siede e imbraccia la chitarra acustica. La parte migliore del concerto è quella, proprio quella parte in acustico in cui l’abisso di dolore in cui la vita di Eric Clapton è spesso sprofondata si apre nuovamente, eruttando sul pubblico colate di poesia.
Non si può non amare Slowhand, nonostante e a dispetto delle sue discutibili uscite ed eccentricità di pensiero. Proprio per questo siamo doppiamente felici per aver avuto la possibilità di vederlo sconfiggere i suoi fantasmi, quelli veri e quelli che si è creato lui, Covid compreso, calcando quella Unipol Arena tanto desiderata e rimandata, per dare a tutti (Covid compreso) una lezione di rock blues.
Domani il live a Milano
La prossima, e ultima, data di Eric Clapton in Italia sarà domani, 12 ottobre, al Mediolanum Forum di Milano. Sold out, ovviamente su Ticketone. Rimangono solamente poche decine di biglietti disponibili su Fansale, la piattaforma ufficiale di rivendita (a prezzo di costo) da fan a fan.
La scaletta del live
1. Tearing Us Apart
2. Key to the Highway
3. I’m Your Hoochie Coochie Man
4. River of Tears
5. I Shot the Sheriff
6. Honey Bee
7. After Midnight
8. Nobody Knows You When You’re Down and Out
9. Layla
10. Tears in Heaven
11. Badge
12. Wonderful Tonight
13. Cross Road Blues
14. The Sky Is Crying
15. Cocaine
16. High Time We Went (con Robben Ford)




































