Il Colibrì

Dal romanzo di Sandro Veronesi , premio Strega 2020

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Il Colibrì
di Francesca Archibugi
con Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Bérénice Bejo, Laura Morante, Sergio Albelli, Nanni Moretti

E Nanni Moretti? Fa l’analista, è giusto. L’analista apriva il romanzo Il colibrì di Sandro Veronesi vincitore dello Strega 2020 con una gravissima (ma prevista) deroga al segreto professionale. Il film invece inizia con una serie di ricordi nel luogo topico, la villa al mare dove i genitori litigano, la sorella si suicida, il fratello si arrabbia a vita e Marco Carrera (Favino) ragazzino incontra la francese Luisa: un amore lunghissimo mai consumato sessualmente. Il passato, il presente e il futuro si mescolano senza una precisa cronologia. Perché colibrì? Perché prima di una cura ormonale Marco Carrera era basso per la sua età, in seguito perché come un colibrì il dottor Carrera -oftalmologo- usa tantissima energia (e pazienza, o nevrosi, forse?) per stare in volo senza andare da nessuna parte (sembra: i colibrì volano di fiore in fiore frenetici). In questo film, come nel libro, tutti hanno problemi psicologici. Marco è un colibrì, lui e Luisa avranno vite parallele e incontri casti e sporadici, la donna che sposa cerca altrove soddisfazione e sta sempre male fino all’internamento, la sorella ha ceduto, i genitori litigano a vita, la figlia  da bambina sente un filo che le esce dalla schiena e la morte la prenderà appesa a un filo. Eccesso di simboli? Eccesso di nevrosi? Eccesso di trucco prostetico per mostrare il tempo che passa? Aggiungete il vizio del gioco, la frequentazione di uno jettatore (sospettato anche di far precipitare gli aerei) e persino un’accusa  di terrorismo rientrata ad alta velocità. Troppa materia per un solo film?

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