Gianluca Grignani: «Con “La fabbrica di plastica” ho preso la mia rivincita 25 anni dopo»

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gianluca grignani

La scorsa domenica, al Fabrique di Milano, Gianluca Grignani ha festeggiato in concerto i 25 anni del suo album più amato dallo zoccolo duro dei fan, ovvero La fabbrica di plastica.

Un album che all’epoca spiazzò tutti: dopo il milione di copie venduto all’esordio con Destinazione Paradiso, La fabbrica di plastica sparigliò le carte in tavola, restituendoci un Grignani dall’anima profondamente rock, quasi grunge.
L’ispirazione arrivò da The Bends dei Radiohead, mentre l’arrangiamento e la produzione dell’album furono curate dallo stesso Gianluca insieme al produttore inglese Greg Walsh.

I suoni ruvidi di quell’album, come in Testa sulla Luna e + famoso di Gesù, o le parti strumentali eteree alla Beatles come in Galassa di melassa, non trovarono all’epoca il favore del pubblico, che fecero fermare le vendite de La fabbrica di plastica a quota 150.000 (in un’epoca in cui i dischi si vendevano).

Forse, come ebbe a dire lo stesso Gianluca Grignani, «in quegli anni trovavo molte difficoltà a fare un certo tipo di musica in Italia. Determinati risultati si potevano ottenere solo a Los Angeles, ad Abbey Road Studios a Londra. La fabbrica di plastica era molto attuale, ma per l’estero» .

Fatto sta che il tempo è stato galantuomo, così come è successo per altri dischi rivalutati nel corso dei decenni successivi (un paio di esempi? Sopravvissuti e sopravviventi di Ligabue o The Division Bell dei Pink Floyd).
A 25 anni di distanza, infatti, La fabbrica di plastica è considerato uno dei migliori, se non il miglior disco della carriera di Gianluca Grignani e, per chi scrive, è certamente nella top 5 degli album rock italiani di sempre.

E proprio di questo album e di questa importante ricorrenza abbiamo parlato con il cantautore milanese nella nostra intervista. Buona lettura!

Nel ’96 La fabbrica di plastica spiazzò tutti: il pubblico che si aspettava lo stesso Gianluca Grignani di Destinazione Paradiso, e anche la critica. A distanza di 25 anni si può dire che ti sei preso una bella rivincita, visto che hai celebrato proprio quell’album con un concerto dedicato…

Si è vero, la rivincita è pesante perché in realtà non è da tutti.

Guardando indietro, 25 anni dopo, si può dire che questo disco ti rappresenta ancora a pieno? Penso ad un brano come Rok Star, che mi sembra ti dipinga alla perfezione anche nel 2022.

Ti ringrazio perché mi fai sentire giovane! Quel disco è della gente. Quando regalai il Telegatto dopo Destinazione Paradiso, lo diedi perché era la gente che mi stava dando qualcosa. Quel disco è ancora di più e la gente l’ha dimostrato. Quando feci quel gesto, probabilmente ero molto lungimirante perché avevo già capito che sarei stato sostenuto solo dalle persone. Quindi sono figlio del popolo.

Che cosa rappresenta la Galassia di melassa in cui volevi nuotare?

Ho la fortuna di partire da un’idea cercando di fare qualcosa che si è già sentito e poi vengono fuori le proprie cose. Cerco di emulare qualcosa sentendoci qualcosa che piace a me. L’idea di questo brano è mi è venuta da Champagne Supernova degli Oasis. Le strofe sono mie, mentre l’inciso era onirico, come lo erano i Beatles e John Lennon. Così è venuto fuori Galassia di melassa, un brano che dal vivo rende moltissimo. È uno dei miei brani preferiti.

Credo che Il mio peggior nemico sia una delle tue canzoni più autobiografiche in assoluto, se non la più autobiografica di tutte, e proprio da lì arriva quel “joker” che poi ha contraddistinto sia il tuo soprannome che quello del tuo fan club. Hai ancora oggi “l’anima sdoppiata che ogni tanto viene su”? E com’è conviverci?

Sono più sdoppiato di prima. A volte parlo da solo, mi serve. Joker c’è. Fin da bambino amavo Joker e avrei voluto che sui primi dischi d’oro che mi hanno dato al posto della mia faccia ci fosse stata quella di Joker.

Una pura curiosità: da dove era nata l’idea di aggiungere Qualcosa nell’atmosfera come ghost track, dopo svariati minuti di silenzio alla fine del disco?

In quel periodo era di moda farlo. Tutto viene dalle idee che mi giravano intorno in quel momento. Anche lo stesso racconto che c’è su Il cielo sopra il 2000 era avanti perché racconta i momenti che stiamo vivendo adesso. In quel momento sono stato un visionario, però quel disco è sempre figlio di una generazione ribelle e anche la prossima generazione ci si potrà riconoscere.

Nel 2016 in Una strada in mezzo al cielo hai ricantato alcuni brani di La fabbrica di plastica con altri artisti, come Carmen Consoli, Ligabue, Briga, Fabrizio Moro. Oggi chi altro vedresti adatto ad interpretare con te i brani di questo disco?

C’è solo una persona in Italia che per me potrebbe cantare La fabbrica di plastica ad occhi chiusi, sospesa su una trave senza rete di sicurezza: Carmen Consoli. La sua musica è particolare, non c’entrerebbe nulla con La fabbrica di plastica, ma lei è il massimo ed è l’unica che potrebbe farlo.

L’anno prossimo compirà 25 anni un altro grande disco, Campi di popcorn. Possiamo aspettarci anche per lui una celebrazione dedicata?

Anche per quell’album, come per La fabbrica di plastica, ci sono stati dei problemi quando è uscito. Possiamo celebrarlo, ma avrei preferito farlo prima!

Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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