Da Televacca all’Oscar, i 70 anni di Roberto Benigni

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Roberto Benigni
Roberto Benigni

Tante carriere in una: il cammino artistico di Roberto Benigni, che proprio oggi compie 70 anni, è un percorso a zigzag, ricco di sfaccettature diverse, eppure a suo modo unitario. Non c’è dubbio che il Benigni che negli anni ’70 muoveva i primi passi nel mondo dello spettacolo fosse un artista per certi versi diametralmente opposto al Benigni più recente, tanto iconoclasta allora, quanto ecumenico oggi. Sempre di Benigni, però, si tratta: un artista capace di divertire, commuovere e fare riflettere, ieri come oggi.

Una carriera con fasi ben distinte, si diceva. La prima inizia negli anni ’70, quando Giuseppe Bertolucci inventa per lui il personaggio del Cioni Mario. Sono gli anni di Onda libera (folle programma televisivo di Rai 2 che in origine doveva chiamarsi Televacca), di quel bislacco capolavoro dimenticato che risponde al nome di Berlinguer ti voglio bene, ma anche dell’approdo a L’altra domenica, programma televisivo di Renzo Arbore che nel 1978 gli regala la popolarità su larga scala.

In quegli anni, con Arbore, il buon Benigni gira anche due film (Il pap’occhio e “FF.SS.” – Cioè: “… che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?”), mentre nel 1980 si ritrova a condurre il Festival di Sanremo (che iniziava la sua lenta risalita dopo anni di declino) in coppia con Olimpia Carrisi. Una conduzione a suo modo rimasta nella storia: lontano dalla liturgia sanremese, Benigni non si fa problemi ad appellare il Papa con un Wojtilaccio che ovviamente scatena molto polemiche e, non contento, stampa anche un lungo bacio in diretta alla Carrisi, una cosa mai vista prima (né dopo) sul palco di Sanremo. Riuscite ad immaginare Amadeus che per un minuto bacia la Ferragni?

Nel 1983 compie un gesto impossibile da dimenticare: ad una manifestazione dei giovani comunisti, a Roma, prende in braccio Enrico Berlinguer, allora segretario del PCI. Un’immagine iconica, che segna un’epoca. L’anno dopo, di fatto, inizia la seconda fase della carriera di Benigni. Nel 1984, infatti, insieme a Massimo Troisi l’attore toscano dirige ed interpreta Non ci resta che piangere, uno dei film più divertenti della storia del nostro cinema. Il successo è enorme e da lì in avanti, per parecchi anni, Benigni diventa il re del botteghino. In serie sforna (come regista ed attore) tre film campioni d’incasso: Il piccolo diavolo (1988), Johnny Stecchino (1991) e Il mostro (1994). Nel mezzo si concede però anche diverse collaborazioni con Jim Jarmusch e nel 1990, insieme a Paolo Villaggio, è il protagonista dell’ultimo film di Federico Fellini, La voce della luna.

All’apice del successo, Benigni potrebbe continuare all’infinito a proporre film dichiaratamente comici, che il pubblico dimostra di apprezzare. Invece, pochi giorni prima del Natale 1997, nelle sale esce un film che spiazza (e nello stesso tempo conquista) gli spettatori: La vita è bella. La storia è nota: il film si “becca” anche molte critiche, ma entra nel cuore della gente e fa breccia anche oltre oceano. Al punto da conquistare sette candidature all’Oscar e, nel 1999, portarsi a casa tre statuine: Miglior film in lingua straniera, Miglior colonna sonora (grazie al lavoro di Nicola Piovani) e Miglior attore protagonista. Ad oggi, Roberto Benigni resta l’unico attore italiano ad aver vinto il prestigioso premio, affiancando il suo nome a quelli di Anna Magnani e Sophia Loren, che molti anni prima avevano a loro volta vinto l’Oscar destinato alla migliore attrice protagonista.

Paradossalmente, La vita è bella segna l’apice della carriera cinematografica di Benigni, ma anche l’inizio di un veloce declino. Nel 2002 firma una sua versione di Pinocchio, lancia il film in grande stile e dimostra di credere fortemente in questo nuovo lavoro. Il film, però, non è riuscito, il pubblico dimostra di non apprezzare più di tanto e, esaurito il boom iniziale, gli incassi rapidamente calano. Nel 2005 ci riprova con La tigre e la neve, film né brutto né bello, che non lascia grande traccia. A distanza di 17 anni, quello risulta il suo ultimo film come regista, ma anche come attore le sue presenze sul grande schermo diventano rarissime. Di fatto, compare solo nel 2012 in To Rome with Love, non indimenticabile film “italiano” di Woody Allen, e nel 2019 nel Pinocchio di Matteo Garrone, nel quale si ritrova ad interpretare Geppetto, 17 anni dopo aver dato vita al personaggio del burattino.

Quasi abbandonato il cinema, nel terzo millennio Benigni si reinventa nuovamente, dedicandosi prevalentemente a progetti teatrali e televisivi. Arrivano così Tutto Dante, La più bella del mondo (spettacolo dedicato alla Costituzione italiana), I dieci comandamenti e ancora qualche passaggio al Festival di Sanremo come ospite: passano gli anni, ma ogni volta che Benigni approda in tv fa il boom di ascolti.

Oggi che compie 70 anni, chissà se Roberto pensa ad una ulteriore nuova fase della sua carriera. In passato ha più volte parlato di nuovi progetti cinematografici, rimasti però finora sempre sulla carta. Siamo pressoché certi, in ogni caso, che se tornerà sul grande schermo, lo farà per stupire.

Un’ultima postilla va dedicata al Benigni musicista e cantante, indimenticabile in una canzone irriverente come L’inno del corpo sciolto, ma anche nella sua versione romantica come nel caso di Quanto t’ho amato. Ed a proposito di Sanremo: d’accordo il Festival, ma la sua vera seconda casa è sempre stata il Premio Tenco. Lo ricordate con Paolo Conte e Francesco De Gregori?

Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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