Il mio vicino Adolf

E se dopo la guerra Hitler venisse ad abitare accanto a voi?

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Il mio vicino Adolf
di Leon Prudovsky
con David Hayman, Udo Kier, Danharry Colorado, Olivia Silhavy, Jaime Correa

Anni Sessanta. Il signor Polsky (Hayman), sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti dove ha perso tutta la famiglia, vive in una casetta nel niente in Colombia. Coltiva rose nere e sui giornali legge solo la pagina degli scacchi: praticamente non parla a nessuno. Ed ecco che nella casetta accanto si installa con dovizia di mezzi e operai il misterioso signor Herzog (Kier). Un altro misantropo. Gran barba che sembra finta, scacchista, pittore dilettante, un cane lupo che va subito a distruggere le rose di Polsky. Nasce una lite e si guardano negli occhi. Secondo Polsky il signor Herzog ha gli occhi  (e molte altre caratteristiche)  di Hitler. È ancora vivo? Negli anni Sessanta non passava giorno senza che qualcuno non rivelasse che Hitler era vivo e nascosto in Sudamerica (come i nazisti fuggiti secondo il piano ODESSA). Siamo nel campo delle leggende metropolitane, e il signor Polsky con l’ausilio di tanti libri su Hitler si autoconvince che il signor Herzog è proprio il Führer, e lo dice anche ai diplomatici israeliani perplessi. La strana coppia si frequenta. Ne esce un film di malinconica ironia, alla fine la storia di due vecchi che si incontrano nel sospetto reciproco con una sorpresa finale storicamente plausibile (la sorpresa). Non siamo dalle parti dei racconti paradossali di Kurt Vonnegut (come Madre notte), ma l’intrattenimento fa pensare e sorridere. Passato a Locarno.

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