L’ombra di Caravaggio di Michele Placido
con Riccardo Scamarcio, Louis Garrell, Isabelle Huppert, Micaela Ramazzatti, Vinicio Marchioni, Lolita Chammah
Morì di febbre maligna come ci insegnavano a scuola o assassinato dai servizi segreti del Papa? Michele Placido sceglie le teorie più recenti e avventurose: L’ombra di Caravaggio è una vita violenta, Caravaggio (Scamarcio) pittore maledetto ci viene presentato nei vicoli di Napoli dove i femminielli hanno seni di legno e scarpe a zeppa e da lì in poi litiga per tutto il film, cantore dei miserabili, protetto dai potenti, in guerra con le accademie. Litiga soprattutto perché lui nella pittura vuole mettere il Vero e il Papa ritiene che la Chiesa non sia pronta per quadri religiosi nei cui modelli il popolo potrebbe riconoscere il popolo. Caravaggio usa prostitute, amanti, lazzaroni, beoni, malfattori, assassini e ne fa pittura religiosa che esce dal buio. Sfiora l’eresia? Il Papa gli mette il buio alle calcagna, cioè l’Ombra, l’agente segreto Garrell. Michele Placido mostra pochissimo Caravaggio che dipinge: ha fatto un film “caravaggesco” dove scenografia e fotografia (notevoli) sono al servizio dei quadri viventi: Caravaggio mette in posa le prostitute, colpo di luce e diventano madonne, il più sfizioso è Alessandro Haber ignudo crocifisso a testa in giù che da pitocco si trasforma in San Pietro. È blasfemia? Sembrerebbe teatro e poi cinema. Comunque il film è a metà strada tra la polpetta storica, nel senso di film da mangiare, di cibo saporito, popolare e semplice, e lo sfizio artistico (e Placido attore si mette nei panni di un cardinale gaudente e collezionista) con qualche intervallo educativo (gli incontri -chissà se sono mai avvenuti- con Giordano Bruno e i suoi infiniti mondi, e San Filippo Neri e i suoi poveri). Scamarcio, dice il regista, è stato scelto perché è antipatico come il vero Caravaggio, ma questo è marketing sulla sua fama. In realtà è un attore notevole.





































