Il piacere è tutto mio
di Sophie Hyde
con Emma Thompson, Daryl McCormack, Isabella Laughland, Carina Lopes, Charlotte Ware
La vedova Stokes (Thompson), insegnante di religione in pensione, si incontra in un hotel con il giovane Leo Grande (McCormack), escort statuario molto più giovane. Nessuno usa il nome vero. Il tema è: la signora non ha mai avuto un orgasmo in 31 anni di matrimonio. È abbastanza scocciata dei figli e il ricordo erotico del marito morto è di pura noia. Il recupero del sesso perduto è pianificato per obiettivi come un programma scolastico, ovvero: la signora nasconde il terrore dell’abbandono ai sensi (e del caos che lei teme ne conseguirebbe) sotto un fitto controllo intellettuale, mentre il giovanotto che offre i suoi servizi usa la pazienza di un terapeuta in azione e lo charme di un attore. Tutto (molto teatrale e brillante, di ottima scrittura) si svolge in una stanza in appuntamenti di approfondimento successivi. Sesso e nudità? Quando arrivano sembrano quasi inutili per quanto sono stati immaginati, desiderati, descritti, temuti, circoscritti e sedotti a parole: parole dette, non dette e fantasmi che ognuno si porta sotto le lenzuola, e ovviamente il grande tema della mamma: perché la vedova Stokes è mamma e potrebbe essere mamma del giovanotto, e perché l’escort – ovviamente- si porta sulle spalle palestrate lo spettro materno del rifiuto. Film da assaporare fino al disvelamento: il vero cognome della vedova (malizioso, in senso cinematografico) e finalmente il suo corpo nudo offerto alla nuda verità.






































