Piove

Quanto liquame covate in voi?

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Piove
di Paolo Strippoli
con Fabrizio Rongione, Cristiana Dell’Anna, Francesco Gheghi, Aurora Menenti

Piove sulla periferia romana, e quando piove dalle fogne sale un gas e chi lo respira essuda liquame e si scatena: i figli uccidono i padri, le  madri  uccidono i figli, i coniugi  si fanno a pezzi, omicidi, suicidi. Al centro della storia una famiglia disastrata, bambina paralizzata, ragazzo deturpato, madre morta male, padre distrutto da mille lavori, livori, rimorsi, ricordi da incubo. È davvero un film dell’orrore o un ritratto esasperato del malessere quotidano con spiegazioneper spostare i cattivi pensieri all’esterno sotto forma di bitume? Cosa è successo alla famiglia dei protagonisti? Cosa è successo a tutti? L’ horror di Strippoli (opera seconda dopo A Classic Horror Story, girato a quattro mani con Roberto De Feo), diviso nei capitoli Evaporazione, Condensazione e Precipitazione (che sono le prime tre fasi del ciclo dell’acqua: potrebbero esserci in un sequel Infiltrazione, Scorrimento e Flusso sotterraneo?) tenta di battere strade diverse  e come nel primo film, a far da contrappunto a un  massacro c’è una dolce canzone di Sergio Endrigo, Aria di neve. Il resto rimane un po’ discontinuo. Il difetto implicito degli horror (e la loro caratteristica) è che sono metafore veloci di questioni più complesse e lunghe, scorciatoie. Scorciatoie complicate non sono funzionali. Il finale poi dimostra che tutti gli arrabbiati a morte celano un cuore di burro.

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