Per Zucchero è un ritorno a casa in senso letterale: venerdì 9 e sabato 10 giugno 2023 suonerà alla RCF Arena. Non molto lontano, a meno di otto chilometri, c’è Ronconcesi, la frazione di Reggio Emilia in cui venne al mondo 67 anni fa, oltre 50 dei quali spesi sui palchi di mezzo mondo, dalle balere degli inizi alle location più prestigiose.
Ora tocca appunto a Campovolo, che adesso si chiama RCF Arena e aspira a diventare una delle migliori venue europee. Questa volta, rispetto ai due mega eventi che ha ospitato nel 2022 (il concerto di Ligabue e Una. Nessuna. Centomila con Laura Pausini, Fiorella Mannoia, Emma, Gianna Nannini, Elisa, Giorgia, Alessandra Amoroso, entrambi seguiti da oltre centomila spettatori paganti), è stata fatta una scelta diversa: capienza più contenuta, indicata dallo stesso Zucchero (comunque si parla di 35.000 spettatori, moltiplicati per due, quindi 70.000 persone), però tutti seduti. Insomma, una grande arena dove poter fruire della musica nel migliore dei modi. Ed è da sottolineare che è la più grande arena europea con tutti posti seduti (la seconda è a Berlino, e contiene 22.000 persone).
Non a caso per fare questo esperimento è stato scelto uno dei nostri musicisti migliori, uno che su un palco si trova perfettamente a proprio agio, e che è abituato a circondarsi di gente che vive di pane e musica.
Dice Zucchero: «Per me tornare a Reggio è un’emozione immensa. Sembra strano dirlo, ma nella mia città d’origine ho suonato pochissimo. Ricordo ancora un concerto, negli anni 80, proprio sulla montagnola di Campovolo. Ma ovviamente era un’altra storia. Tornarci oggi, in una situazione come questa, mi riempie d’orgoglio. Ecco perché un paio d’anni fa, quando vidi che l’Arena era quasi ultimata, chiamai Salzano dicendogli che mi sarebbe piaciuto suonarci. Gli dissi che mi pareva un progetto straordinario, però che avrei voluto posti a sedere. E lui ha fatto il miracolo».
Poi ha aggiunto: «Ovviamente voglio che sia una grande festa, quindi quasi certamente ci sarà qualche ospite. Ma ancora non so chi. Come succede spesso, queste cose vengono fuori all’ultimo, di solito quasi per caso».








































