Una esperienza formativa a San Patrignano.

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Sono stato invitato, il due dicembre scorso, a raccontare la mia esperienza musicale, focalizzata sui quattro concerti del “Campovolo” intesi come come paradigma del lavoro di team, rivolto al lavoro di una azienda che si chiama Atp e produce sistemi avanzati di guarnizioni in ambito navale, aereo e confezionamento bevande e altro.

L’amministratore delegato, Lorenzo Simoncini, ha costituito un gruppo di lavoro che, nelle quattro sedi dell’azienda, punta molto sulla coesione e sui valori di condivisione di un progetto industriale.

Che cosa c’entra il mio lavoro di musicista con un ambito di lavoro aziendale? A prima vista, poco ma in realtà, approfondendo la narrazione, si arriva presto a capire che i punti di contatto sono molteplici e ben collegati.

C’è un discorso relativo alla motivazione, che, in un arco di tempo così ampio, a partire dal 2005, diviene dinamica e cangiante.

C’è il tema del lavoro di team, più che mai presente, c’è la passione, senza la quale nulla è possibile.

L’idea di Lorenzo di utilizzare l’auditorium di San Patrignano come location e intitolare l’evento “Insieme” è stata vincente, facendo entrare da subito il suo team formato da 80 persone, e tutti noi,  in un contesto importante, che apre dei canali comunicativi ed empatici come solo una comunità di recupero e cura delle tossicodipendenze può creare.

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La struttura di San Patrignano ospita al momento ottocento persone a vari livelli di percorso, è strutturata in modo esteso dentro a un parco sulle colline che portano a San Marino da Rimini, si vedono alcune villette in legno, una sala mensa e appunto l’auditorium, imponente e perfettamente adeguato a ospitare eventi aziendali, concerti, partite di pallacanestro e altro.

La percezione che dall’esterno si ha di una comunità come quella di Sanpa, come viene chiamata da tutti, è frammentaria e, perlomeno personalmente, legata a un immaginario tardo anni ’70, perlomeno nel mio caso. Se provi a domandare al proverbiale uomo della strada quante persone sono in cura ( o percorso, come preferiscono definirlo loro) ti diranno, come me, poche decine, quasi che il problema tossicodipendenze fosse un retaggio di un passato in bianco e nero: cosa assolutamente lontana dalla realtà, purtroppo. Sicuramente non ha aiutato la comunicazione giornalistica relativa nonché la serie su Netflix, inoltre, come spesso capita in Italia, l’ambito dell’impresa socio-sanitaria di Sanpa è diventato luogo di scontro politico.

Io non ho una vera specificità sul problema delle tossicodipendenze, la mia generazione si è confrontata con l’esplodere del problema e ognuno di noi l’ha vissuto in modi differenti, io addirittura, sono cresciuto con una sorta di terrore dell’ambito degli stupefacenti, instillatomi non so bene come dall’educazione ricevuta tanto che credevo che un cannone ( o joint o spinello o canna) fosse sufficiente a spedirti in un girone infernale degno di Christina F e i Ragazzi dello Zoo di Berlino.

Nel tempo, credo di aver fumato quattro o cinque volte, solo con un carissimo amico delle superiori, mi sono divertito ma ho presto capito che era una cosa che non mi interessava.

Da allora il mio interesse per quell’ambito è calato, risvegliandosi quando le responsabilità genitoriali mi hanno spinto a considerare l’utilizzo di stupefacenti come una via di fuga dal mestiere ingrato di genitore!

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Al di là dell’ironia, mi è capitato, osservando la società contemporanea, di notare come il tema stupefacenti, sia più che mai presente anche se viene narrato e vissuto sotto traccia, come se fosse un fiume carsico, che erode la stabilità della società in modo invisibile.

L’esperienza all’interno della comunità di questi giorni è stata preziosa quindi per due motivi, la possibilità appunto di osservare la comunità dal suo interno, mangiando dentro con i ragazzi e il momento mattutino con lo speech di Lorenzo, tutto volto a ringraziare i suoi collaboratori, insistendo sui valori fondamentali anche per me, di collettività, stabilità e necessario sostentamento nonché sicurezza in questi tempi incerti.

 

Il paradigma che ho utilizzato per inserirmi in un contesto così importante è stata l’esperienza dei concerti con Luciano, il suo essere un grande gestore di risorse umane e il vedere come si può affrontare un impegno così importante riuscendo a dare soddisfazione alle persone che vengono per lo spettacolo.

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Dal primo Campovolo del 2005 all’ultimo del giugno del 2022, abbiamo sempre vissuto questo spettacolo con grande trepidazione e volontà di fare un vero momento di condivisione di emozioni.

Ecco il paradigma: come affrontarlo, come vincere con la forza del team.

 

“Ogni volta che ci siamo trovati ad affrontare un impegno così gravoso come suonare davanti a  180.000 persone e fare uno spettacolo di tre ore, ci siamo confrontati con la necessità di inserire nuovi musicisti per supportarci al meglio e sopportarci, è proprio in quegli ambiti che capisci la necessità di trasferire il tuo bagaglio di esperienze ma anche di trarre stimoli nuovi da chi arriva per la prima volta in un ambiente come quello di una band.”

Suonare è la ricerca di quel “magic moment”, il momento dove si può, insieme, lievitare e, per qualche ora, abbandonare le limitazioni del mondo fisico e parlare senza usare parole.

Un sentito grazie a tutte le persone coinvolte nel lavoro e nell’incontro del 2 dicembre, ma soprattutto un grazie di cuore a Lorenzo Simoncini e un vero augurio di proseguimento del suo lavoro.

 

 

 

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