Perchè Max Pezzali e gli 883 hanno cambiato le nostre vite

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Max Pezzali

Qualche giorno fa, durante il concerto di Max Pezzali al Mediolanum Forum di Assago, mi sono fermato un attimo per guardarmi intorno.
E attorno a me ho visto tanti miei coetanei, oltre a persone più grandi, sui 45, completamente impazziti.
Come se fosse il 1995 e loro delle 15enni al concerto dei Take That.
D’improvviso mi sono chiesto il perchè di questa follia collettiva, di cui tra l’altro ero pienamente e consapevolmente partecipe.
Così sono giunto alla conclusione che Max Pezzali e gli 883 hanno cambiato le nostre vite.
O almeno quelle di chi, come me, è cresciuto negli anni ’90.

Gli anni ’90

Già, gli anni ’90.
Quelli in cui la mia generazione è cresciuta e ha iniziato ad ascoltare musica. Quelli dell’esplosione commerciale del rap e di tanti nuovi talenti che si affacciavano sulla scena musicale italiana.
Ma se c’è stato qualcuno che più di tutti ha modificato e creato una nuova cultura popolare è stato proprio lui, Max Pezzali. Ovviamente insieme a Mauro Repetto nei primi anni degli 883 ma anche da solo, successivamente.

Max, che col periodo d’oro degli 883 ha abbracciato completamente la decade dei novanta con i suoi album migliori, è stato probabilmente il più grande innovatore nel linguaggio italiano da quel momento in poi.

Da Mogol-Battisti a Pezzali-Repetto

Ma facciamo un passo indietro.
Nella decade dei 70 ha dettato legge Mogol, soprattutto nel suo sodalizio con Lucio Battisti. Le sue parole sono entrate talmente tanto nell’immaginario collettivo da diventare perfino modi di dire tuttora di uso corrente.
Chi non ha mai detto “lo scopriremo solo vivendo”? Oppure “ancora tu… ma non dovevamo vederci più?”. E chi non ha mai avuto “una donna per amico”?
Per noi nati negli anni ’80 si tratta di frasi e modi di dire che hanno fatto parte da sempre del nostro linguaggio e vocabolario, ma in realtà “esistevano” solo da pochi anni.

Senza voler peccare di lesa maestà con l’inarrivabile genio di Giulio Rapetti, un’altra tempesta ha trasformato il linguaggio italiano, nel corso degli anni ’90. E i maggiori artefici di questo cambiamento sono stati proprio Max Pezzali e Mauro Repetto da Pavia.

La provincia arriva in città

A fine anni ’80 a fare da contraltare ai cantautori “vecchia scuola” in voga in quel periodo (De Gregori, Venditti, Baglioni) c’erano Vasco e il primo Luca Carboni. Il loro linguaggio era già più vicino a un pubblico giovane piuttosto che ai grandi maestri che li hanno ispirati, ma gli 883 hanno rappresentato un ulteriore passo in avanti, quello definitivo.
Il loro più grande merito è stato quello di portare nelle canzoni il loro mondo di provincia, dando voce in musica a quel sottobosco che fino a quel momento non era mai entrato nei brani di successo, ma soprattutto farlo usando il linguaggio di tutti i giorni.

Certo, si sono inseriti nel solco aperto da Jovanotti (e proprio da lui sono stati lanciati per la prima volta in tv col nome de I pop) ma hanno avuto il merito di prendere alcuni degli stilemi di rap e hip hop, generi all’epoca ancora troppo di nicchia, per portarli ad una platea molto più ampia, tramite il pop. E, soprattutto, scrivendo canzoni con tematiche e dinamiche musicali molto più mature rispetto al Jovanotti degli anni ’80, ancora intrappolato nella caricatura del primo se stesso, quello di Gimme five.

Con un deca non si può andar via

E così, da “lo scopriremo solo vivendo” di battistiana memoria si è passati ad altre frasi che sono entrate a gamba tesa nel vocabolario collettivo. Partendo appunto da “con un deca non si può andar via”, fino all’aver normato in canzone “la dura legge del gol”, passando ovviamente dal brano che ha definito la friendzone anni e anni prima che questa parola venisse coniata: “la regola dell’amico”.

Il tutto senza usare un linguaggio verboso o retorico, ma con i termini colloquiali di tutti i giorni, dal “te la tiri” a “6 1 sfigato” fino a “non me la menare” e appunto al famoso “deca”, le diecimila lire.
Tutte parole e modi di dire che tanti, tantissimi ragazzi usavano quotidianamente ma che nel mondo della cultura non trovavano riscontro.
Per questo Max Pezzali e Mauro Repetto hanno fatto il pieno, tirando dalla loro parte una generazione intera essendo semplicemente loro stessi: due ragazzi di provincia che mettono in musica la loro vita di tutti i giorni, uguale a quella di milioni di altre persone.

E, ovviamente, nel linguaggio corrente ci sono anche le “parolacce”…

Rotta x casa di Dio

Alcune parole sono state “cancellate” perchè in questo album hanno un’intenzione diversa da quella che potrebbero esprimere nella loro semplice forma scritta.

Questa era la dicitura che appariva all’interno della prima stampa di Nord Sud Ovest Est, anno 1993.
E Rotta x casa di Dio, col suo “variegato campionario”, ne era l’esempio più lampante.

Ma tant’è, col loro successo di massa, gli 883 (e il Vaffanculo di Marco Masini, sempre di quell’anno) hanno “sdoganato” la parolaccia nelle hit radiofoniche, portando non la volgarità fine a se stessa, ma il linguaggio corrente alla radio.
Squarciando, di fatto, quel velo di ipocrisia che ha costretto per decenni decine di cantautori a modificare i testi delle loro canzoni per colpa della censura.

Non sono solo canzonette

Ma il grande merito di Max Pezzali, con Repetto prima e da solo poi, non è stato solo quello di aver intercettato un’intera generazione e averla conquistata con canzoni pop di facile fruizione. Tutt’altro. Le canzoni più amate dalla gente non sono Hanno ucciso l’uomo ragno e Nord Sud Ovest Est, oppure Tieni il tempo e Sei un mito.
Certo, sicuramente hanno un posto di rilievo per essere stati i “singoloni” dei rispettivi album, ma quelle che rimangono nel cuore delle persone e vengono ascoltate e riascoltate sono altre.

Ad esempio il potere catartico che ha una canzone come Nessun rimpianto è ineguagliabile. Perchè tutti abbiamo vissuto, almeno una volta, quella situazione.
E a tutti è capitato di non aver avuto il coraggio di dire a quella ragazza Ti sento vivere.
Oppure quante volte abbiamo cantato abbracciati ai nostri amici quell’inno generazionale che è Gli anni?
Ma, oltre a questo, è importante anche sottolineare come gli 883 sono stati tra i primi in Italia a parlare apertamente di temi delicati come eroina e AIDS. Lo hanno fatto con brani diretti come Cumuli e Se tornerai, o più metaforici come La rana e lo scorpione e Come deve andare.

Grazie mille

Quindi, forse, per tutto quello che c’è scritto qui sopra, non c’è da stupirsi se Max la scorsa estate ha riempito per due sere di fila San Siro.
E nemmeno nel constatare che il tour nei palasport procede trionfale, con ben 7 repliche al Mediolanum forum di Milano, per altre 80.000 presenze solo nel capoluogo lombardo.

E forse, anzi sicuramente, per l’incredibile influenza che hai avuto nelle vite di centinaia di migliaia di persone che, a oltre 40 anni di età, sono ancora sotto il palco a cantare le tue canzoni, urlando, saltando ed emozionandosi come se fossero ancora adolescenti degli anni ’90, siamo noi a doverti dire… Grazie mille, Max!

La gallery del concerto di Milano del 29 novembre, a cura di Roberto Salemi
Le prossime date di Max30 nei palasport

8 dicembre 2022 – Roma, Palazzo dello Sport (sold out)
9 dicembre 2022 – Roma, Palazzo dello Sport (sold out)
20 marzo 2023 – Torino, PalaAlpitour (sold out)
21 marzo 2023 – Torino, PalaAlpitour
23 marzo 2023 – Brescia, Brixia Forum (sold out)
29 marzo 2023 – Bologna, Unipol Arena (sold out)
31 marzo 2023 – Firenze, Mandela Forum (sold out)
7 aprile 2023 – Eboli (SA), PalaSele
17 aprile 2023 – Milano, Mediolanum Forum (sold out)
18 aprile 2023 – Milano, Mediolanum Forum (sold out)
20 aprile 2023 – Milano, Mediolanum Forum (nuova data)
21 aprile 2023 – Milano, Mediolanum Forum (nuova data)

I biglietti sono disponibili su Ticketone.

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Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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