Buon Natale si recita in tutte le lingue del mondo. Così come lo si canta in tutte le forme e i generi musicali. In particolare la pop music, fiera dell’edonismo e persino della trasgressione, ha un flirt con i buoni propositi, i sentimenti atavici, le speranze universali delle festività di fine anno, Natale in testa, più o meno dalla sua nascita, attorno alla fine dei 50. E la sua versione black, ovvero il soul e il funk, generi sensuali e materialistici che più non si può, hanno avuto fin da subito la loro “illuminazione sulla via di Damasco”, aprendosi alla proposta di canzoni nuove e di “classici” natalizi, rivisitati da una pletora di artisti più o meno famosi.
Il certosino deejay e collezionista Tobias Kirmayer, boss della Tramp Records, etichetta tedesca specializzata in ristampe di rarità soul, funk e jazz provenienti da 45 giri fuori mercato (e anche in nuove proposte di band che suonano revival di quei generi), nel 2010 ha iniziato la “caccia” ai brani meno noti dedicati al Natale. Ne ha ricavate tre compilation, uscite rispettivamente nel 2011, 2013 e 2015, poi raccolte in un cofanetto “definitivo” nel dicembre 2018. È arrivato così del tutto inatteso questo volume 4 della prestigiosa serie Santa’s Funk & Soul Christmas Party, dimostrazione che quando il gioco si fa duro (leggasi difficile) ci vogliono i duri (leggasi gli specialisti) per giocare e vincere (leggasi ottenere risultati di pregio). Il che, va detto, senza pescare nulla dagli immensi cataloghi delle major discografiche.
Già l’inizio è “particolare”. Sharon Jones e i Dap-Kings rappresentano il soul del XXI secolo e propongono Ain’t No Chimneys In The Project che contiene parole di critica sociale, il che è tutt’altro che abituale in questo tipo di brani. Più datata (1965) e più tradizionale It’s Christmas Time di Wayne Champion, mentre Bey Ireland, un cantante rockabilly della Florida propone in versione pre garage rock la sua richiesta “Tutto quello che voglio per Natale è una ragazza go-go (oggi diremmo cubista)”. Un hip-hop classico quello delle vivaci Hot & Sassy; Bill Deal con i Pure Pleasure intonava nel 1978 un soul a voce distesa punteggiato da sonorità blanxploitation; Ray Williams con gli Space Men offre una versione veramente intrigante e stimolante di Santa Claus.
Ruth Harley è l’unica presente con due brani, la sua Christmas Is e la celeberrima Santa Baby (scritta per Eartha Kitt nel 1953 fu subito un successo, anche per le polemiche scatenate dalla sensualità del brano, è stata ripresa infinite volte, da Madonna, Gwen Stefani, Taylor Swift, Michael Bublé e via dicendo), con la sua vocalità piena e intensa. Sam Applebaum è più rock e arriva a duettare con la batteria; poderosamente funk alla maniera di James Brown (la cui paradigmatica Santa Claus Go Straight To The Ghetto, datata 1968, va considerata il più tipico brano natalizio della black music) è Tiny Powell, con un jazzante intermezzo strumentale dettato dall’organo; il fisarmonicista zydeco Major Handy è insieme abbagliante e malinconico in I Won’t Be Home For Christmas. Tradizionale la ripresa che Bobby Peterson offre della Christmas Presents di Solomon Burke, datata 1955; divertente e folleggiante, quasi hully gully, il Xmas Party di Eddie & The De-Havelons; infine la chiusa è affidata alla Everybody Is A Santa Claus di Fred Sabastian, divertente e simpatica nello stile di molte canzoni natalizie.
Il cd è in formato digipack con libretto pieghevole di 8 pagine, che contiene note di copertina e scansioni di tutte le etichette singole dei 45 giri proposti.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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