Si è chiuso ieri sera al Teatro Toniolo di Mestre il Tour sul divano di Alex Britti. E mai nome poteva essere più appropriato: un divano, qualche lampada qua e là sul palco e tre lampadari che scendono dal soffitto.
È questa la scenografia minimale che ha scelto il cantautore romano, per accoglierci nel suo salotto.
E in questo salotto allargato sembra di essere tra amici, con quello bravo che suona la chitarra e gli altri ad accompagnarlo cantando le canzoni e battendo le mani.
Una ventina di brani e due ore di live per ripercorrere la lunga carriera di Alex Britti, che l’anno prossimo si appresta a tagliare il prestigioso traguardo dei 25 anni. Tanti infatti ne sono passati da quel primo singolo, Solo una volta (o tutta la vita), pubblicato nell’estate 1998.
A margine del concerto di ieri sera, abbiamo incontrato Alex Britti per fare il punto sul tour appena concluso, con uno sguardo rivolto anche ai progetti futuri. Eccovi la nostra intervista.
Si è appena chiuso il “tour sul divano”. Da dove è arrivata l’idea di questo tour?
Quando uno suona da solo, come me in questo tour, non ha supporti di nessun tipo: band, computer, registratori, schermi, video. Quindi ho pensato che la situazione ottimale fosse come quando sei a casa rilassato sul divano, magari con qualche amico dopo cena, e gli fai ascoltare qualche canzone. È una cosa che mi capita spesso, come immagino succeda in qualsiasi casa dove c’è qualcuno che suona la chitarra.
Questa era l’atmosfera che volevo riuscire a trasmettere, in più avevo anche l’esigenza di togliere un po’ di quel distacco che c’è tra il palco e il pubblico. Allora per dare proprio una sensazione di intimità e di naturalezza ho scelto quest’atmosfera: sono sì, sul palco, ma non sono sul podio. C’è il divano, ci sono le lampade… Mancano la tv e l’albero di Natale e sembra di essere in casa di qualcuno.
Com’è andato questo tour in cui hai portato il pubblico nel tuo salotto allargato?
L’accoglienza è stata abbastanza simile in tutte le città e penso di essere riuscito nell’intento: il pubblico si sente a casa, sereno e rilassato, ascolta le canzoni e le canta con me.
Ho cercato di diversificare il repertorio, cambiando stato d’animo tra le canzoni più lente e quelle più veloci, tra quelle più serie e scherzose e quelle più profonde.
Cambio anche chitarra: ne ho 5 in base alle canzoni che devo suonare, tra acustiche, classica, 12 corde e dobro.
Prima di qualche canzone racconto anche un po’ di storie, ma non troppo: cerco di essere stringato con le parole, perchè preferisco lasciare spazio alla musica.
In più ci sono anche un paio di interventi registrati dove leggo dei brani del libro che ho scritto l’anno scorso.
Alla fine ho cercato di assemblare uno spettacolo vario, puntando su qualcosa di più teatrale rispetto al modo in cui oggi si fanno la gran parte dei concerti, che sembrano spettacoli televisivi fatti sul palco.
Io ho deciso di rimanere concentrato sulla musica, su quello che racconto, e tramite questo cerco di stare insieme al pubblico per passare una bella serata tutti insieme.
Nel 2014 avevi fatto un tour “chitarra, voce e piede”, dove usavi anche una loop station. In questo tour sei solo chitarra e voce, “senza piede”.
In realtà il piede c’è sempre perchè ho il vizio, come tanti, di battere il tempo col piede appena inizio a suonare. Per questo motivo noi chitarristi siamo la gioia dei vicini del piano di sotto. Questa cosa però in questo tour la sfrutto, perchè vicino al piede ho piazzato un microfono.
Quindi ho un batterista personale, che suona solo la cassa, e mi aiuta a dare un po’ di ritmo e ad andare a tempo.
Non ho voluto usare pedali o loop station di proposito, ma ho deciso di fare il tour solo chitarra e voce, solo con l’aiuto del piede che tiene il tempo.
Qualche mese fa è uscito anche Mojo, il tuo primo disco strumentale, che ha avuto un buon riscontro e che hai portato anche dal vivo.
Quest’estate ho fatto un doppio tour: il tour “pop”, come faccio da diversi anni, e accanto a quello c’è stato il tour di Mojo. Ho partecipato a festival blues e jazz, rivolgendomi ad un tipo di pubblico che si aspetta quel genere di musica.
Nel mondo musicale c’è un po’ di sana confusione e sono saltate tutte le regole: non si fanno più dischi fisici, ci sono quasi solo le piattaforme streaming e i live. Tutto questo crea anche una certa euforia.
Allora a 50 anni suonati mi è venuta anche voglia di giocare un po’ di più, cosa che nel mio caso vuol dire anche osare di più. Questo mi ha portato a scrivere un libro, a fare un disco strumentale e ora un tour completamente da solo.
Faccio tutto con lo scopo di divertirmi, e ogni volta che torno a casa voglio portare con me delle medaglie invisibili, che so solo io cosa rappresentano per me, ma di cui ho bisogno.
Da artista mi nutro di questo e mi diverto a farlo.
E allora visto che è stato un 2022 intenso che ormai sta per finire, cosa dobbiamo aspettarci per il 2023?
Sicuramente farò un nuovo disco cantato, perchè sono passati 5 anni dall’ultimo album. Ho un sacco di cose accumulate che ho scritto e che sono pronto per incidere.
Ho avuto bisogno di fermarmi per diversi motivi, non ultimo mio figlio: sono 5 anni che non faccio un album, lui ha 5 anni, quindi è ovvio che le due cose sono legate. In questi anni ho continuato a fare concerti, ma mi sono concentrato molto a fare il papà.
Adesso ovviamente continuo a fare il papà come prima e più di prima, ma Edoardo ormai ha 5 anni, è adulto e va per la sua strada, così io mi rimetto a fare dischi (ride, ndr).
Ho un sacco di canzoni che non vedo l’ora di far ascoltare, e sento di aver trovato una sonorità nuova, molto attuale e molto moderna.
Non dico che sarà trap perchè non ho l’età giusta per farla, anche se quando dico trap non intendo quella italiana che ascoltano gli adolescenti. Da un certo punto di vista la trap è una sorta di funk nuovo: se pensi a Travis Scott o a Childish Gambino, hanno delle sonorità molto interessanti, quasi r’n’b.
Il nuovo album avrà quindi delle sonorità molto attuali, con dei testi importanti e la chitarra elettrica blues. Cercherò di far convivere questi tre mondi.
E ora che è finito il tour non vedo l’ora di concentrarmi sul disco.
Qui sotto le foto del concerto di Alex Britti a Roma, a cura di Emanuela Vertolli
La scaletta del concerto di Alex Britti a Mestre
1. Gelido
2. Buona fortuna
3. Lo zingaro felice
4. La vita sognata
5. Da piccolo
6. Piove
7. Jazz
8. Le cose che ci uniscono
9. Nomi
10. Immaturi
11. L’isola che non c’è
12. Una parola differente
13. Una su 1.000.000
14. Esci piano
15. Milano
16. Solo una volta (o tutta la vita)
17. Oggi sono io
18.7000 caffè
19. La vasca
20. Baciami (e portami a ballare)





































