The Fabelmans
di Steven Spielberg
con Gabriel LaBelle, Michelle Williams, Paul Dano, Seth Rogen, Oakes Fegley, Judd Hirsch, David Lynch
Sostituite al cognome Fabelman (che vuol dire favoloso) il cognome Spielberg. Ecco l’autobiografia romanzata del papà di ET, Lo squalo, Incontri ravvicinati, Indiana Jones eccetera. Il protagonista Sam (Labelle), bambino nel dopoguerra, esce ipnotizzato dal suo primo film visto al cinema, prima di dormire rivede il film nella mente, quando gioca coi trenini lo vuole riprodurre (il suo imprinting è l’incidente ferroviario di Il più grande spettacolo del mondo di De Mille) e quando cresce gioca con la cinepresa e costringe gli amici a fare con lui western e film di guerra rimontati su musiche di altri film (Ben Hur, La conquista del West). Il padre (Dano) è un nerd che costringerà la famiglia a seguirlo negli spostamenti di lavoro fino alla California dei computer e non crede che il cinema sia un vero lavoro. La madre (Williams) è invece una romantica con sensibilità quasi eccessiva che ha rinunciato ai suoi talenti di pianista. E sono dolori, perché c’è anche un amico di famiglia (Rogen) non abbastanza nerd da seguire il padre nell’avvento dei computer, e non abbastanza romantico da convincere la madre a seguire lui: che tra loro ci sia qualcosa di splendido, terrificante e distruttivo come l’amore, il giovane cineasta Sam (nerd e tecnologo come il padre e sensibile come la madre) se ne accorge montando un film casalingo. Spielberg non piagnucola sul suo passato, i suoi dolori e la sua vocazione: uno splendido intervento di uno zio (Hirsch) che parla yiddish e si strappa le vesti come un ebreo della Bibbia gli insegna che l’arte gli rovinerà la vita e la madre quasi folle gli rivela che i rimorsi sono emozioni usate male. Ecco quanto dolore è nascosto in una creatività che sembra sgorgare allegra e in una carriera “divertente”. E riesce anche a spiegarci la sua condizione di ragazzo ebreo in un’America che si è portata dall’Europa tra le tante cose l’antisemitismo diffuso. Eppure, meraviglia, tutto questo sembra un film di Spielberg. E ha un finale con David Lynch che impersona John Ford che è una ciliegina sulla torta. Da vedere. E d’ora in poi controllate l’orizzonte…







































