Le otto montagne

Il film di un'amicizia tra uomini e monti

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Le otto montagne
di Felix Van Groeningen, Charlotte Vandermeersch
con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Filippo Timi, Elena Lietti

Pietro, bambino torinese, nel 1984 è in vacanza in Valle D’Aosta con la madre: il padre ingegnere impegnatissimo sale poco ma gli lascia segni indelebili e gli trasmette un amore contrastato per la montagna. Pietro conosce Bruno, coetaneo, montanaro, unico bambino del paese, figlio di muratore e destinato a lavorare con gli zii nei pascoli. I genitori di Pietro vorrebbero portare Bruno in città per farlo studiare, ma il padre di Bruno si oppone e ne fa volente/nolente un muratore. Anni dopo Bruno vuole ristrutturare un rudere comprato dal padre di Pietro. Una specie di voto di ringraziamento: Pietro scopre che Bruno era per suo padre il figlio che forse avrebbe dovuto essere lui. Ma lui e il padre avevano rotto. L’amicizia riprende cementata dal lavoro e dalla montagna. Bruno è diventato un uomo duro e radicato. Per lui non esiste la Natura: esistono le  pietre, i boschi e gli animali. Il suo sogno è fare formaggi alla vecchia maniera. Pietro sta diventando un giramondo e scrive, alterna l’Himalaya nepalese alle montagne di casa, è la voce narrante di Cognetti dal cui libro il film è tratto. Il titolo fa riferimento a un credenza nepalese sul mondo: il mondo è diviso in otto montagne e otto mari disposti a cerchio. E al centro c’è il monte Sumeru. C’è chi li visita tutti e chi resta ancorato al monte Sumeru. Il primo tipo d’uomo è Pietro il secondo è Bruno. Anche a costo della vita. Il film è come una salita in montagna: bisogna rompere il fiato a poco a poco.

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