Living

Il remake di Vivere di Kurosawa sceneggiato da Kazuo Ishiguro

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Living
di Oliver Hermanus
con Bill Nighy, Aimee Lou Wood, Alex Sharp, Tom Burke, Adrian Rawlins

Anni Cinquanta, Londra. Un nuovo impiegato prende il treno per la City. Abito scuro, bombetta, ombrello. Come tutti. Sul treno scopre che ogni giorno, accolto con deferenza e timore, sale mr Williams (Bill Nighy), suo taciturno e imperscrutabile capo in un ufficio municipale che smista le richieste del pubblico ad altri uffici che le smistano ad altri uffici e via così fino a che le pratiche svaniscono nella burocrazia. Ma questa volta la richiesta di ripulire un parco giochi degradato avanza, perché mr Williams, dopo una visita medica, indossa un nuovo cappello (più mondano), lascia entrare nella sua vita nuove emozioni, diciamo, più frivole, forse turbato dall’impegno del nuovo arrivato, o stupito dall’ambizione dell’unica ragazza dell’ufficio che vuole tentare  un ardito (per il tempo) cambio di lavoro (sogna di dirigere un ristorante, ma parte come triste cameriera ai tavoli). Invece la  vita di mr Williams è scivolata  via. Un giorno in fila all’altro.  E allora? Bisogna tornare a Vivere. Il film di Oliver Hermanus sembra -per come è girato e recitato- un documentario anni Cinquanta abitato da attori. È una scommessa quasi sperimentale eppure commovente. Non solo per il turbamento che dà il suo sguardo sul passato, ma perché è il remake, riambientato a Londra, ma nello stesso periodo storico, di Vivere (Ikiru) di Akira Kurosawa su sceneggiatura del Nobel Kazuo Ishiguro (sì, l’autore di Quel che resta del giorno). Differenze? Kurosawa era più crudo e rituale. Da vedere.

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