Cinemiracolo a Milano

Cineclub, Cinema d'essai e Circoli del cinema dalla Liberazione a oggi. Un libro di Pierfranco Bianchetti

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Pierfranco Bianchetti
CINEMIRACOLO A MILANO
Cineclub, Cinema d’essai e Circoli del cinema dalla Liberazione a oggi
274 pagine, euro 20
Haze-Auditorium Edizioni, 2022

C’era una volta un mondo parallelo per quelli che erano sempre al cinema, vedevano tutto e a cui i film non bastavano mai: il cineclub, dove potevi vedere i film di cui avevi solo letto, che avevi perso, che non erano mai arrivati, che non sospettavi neppure che esistessero. E poi discuterne,  leggerne, scriverne e, chi lo sa, magari farli. Poteva essere un sogno ingordo o un incubo alla Fantozzi per appassionati, operatori culturali, politici, giornalisti, critici, registi.
Un miracolo. Il libro di Pierfranco Bianchetti si intitola appunto Cinemiracolo a Milano perché racconta un miracolo cinematografico milanese: la fioritura eccezionale dei cineclub, dei cinema d’essai e dei circoli di cinema dal dopoguerra a oggi. 

Il brano che proponiamo  dal prologo racconta di Luciano Bianciardi, che parte dai cineclub a Grosseto e finisce a fare “il lavoro culturale” a Milano. Bianchetti lo considera un po’ il simbolo di questo viaggio

Grosseto, anni quaranta e cinquanta. Nei noiosissimi pomeriggi della cittadina toscana, i ragazzi alla ricerca di svago e con la voglia di scoprire il mondo passano ore davanti al grande schermo ammirando le gesta dei divi di allora, Bob Taylor, Wallace Beery, Clark Gable, per poi discutere tra loro che cosa è la magia del cinematografo fatta di montaggio, piani sequenza, dissolvenze, carrelli in movimento. In que- sto clima culturale cresce Luciano Bianciardi, intellettuale, bibliotecario, professore di liceo, animatore di cineclub e or- ganizzatore di rassegne e retrospettive, che nel 1957 racconterà la sua esperienza nel libro Il lavoro culturale, una sorta di saggio di costume incentrato sul personaggio di un intellettuale di provincia (Grosseto) tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni cinquanta. È un periodo importante per la cultura italiana impegnata entusiasticamente a fondare cineclub e circoli di cultura. “Finita la guerra – racconta lo scrittore – molte cose erano cambiate, anche nella nostra città, ma il film del pomeriggio c’era ancora, perché i pomeriggi erano, come prima, lenti e lunghissimi”. Nasce così l’idea di realizzare un cineclub: “Facemmo un ciclo di proiezioni, un festival, dedicato al cinema cecoslovacco, e fu un grosso sforzo organizzativo. Persino io, che mi occupavo dello sport popolare, ebbi il mio daffare, perché in un documentario che avremmo presentato c’era un’intera sequenza dedicata al grande corridore podista Emil Zatopek. C’era una mattinata dedicata ai bambini, con due cortometraggi di cartoni animati, regista Trnka. Ai partigiani interessava invece La barricata muta di Otakar Vàvra, e agli operai Sirena di Karel Steklý. Per riuscire a “convertire” al buon cinema anche i giovinastri del luogo, gli organizzatori trovano il film adatto: una vecchia copia di Estasi, il film di Gustav Machatý, famoso per il nudo della protagonista, la meravigliosa Hedy Lamarr, allora solo diciassettenne. “Per introdurre il festival e inquadrarlo storicamente fecero venire da Roma un intellettuale, un tipo magro, biondo, curvo, con il viso pallido e i denti gialli, allungati dalla piorrea, un tipo tristissimo ma ferratissimo. Fece una conferenza di due ore e un quarto.” 
Con il passare del tempo però, questa lodevole iniziativa è destinata a non durare, per via dei costi esorbitanti tra diritti Siae, noleggio delle pellicole, spese di gestione. Ma la voglia di cambiare il mondo attraverso la cultura e il cinema non si fermerà. Luciano Bianciardi, ironico polemista e grande osservatore del costume, proseguirà il suo cammino di intellettuale trasferendosi a Milano e lavorando come redattore, giornalista, traduttore e sceneggiatore. Il suo romanzo più famoso, La vita agra (1962), diventerà due anni più tardi un film diretto da Carlo Lizzani con Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli, crudo ritratto del boom economico e i suoi effetti sul mondo culturale italiano.
Per questi motivi Luciano Bianciardi è da considerarsi un po’ il simbolo di questo nostro viaggio.

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