Cinema, i magnifici sette del 2022

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Golden Globe

Il 2022 non verrà sicuramente ricordato come un anno magico per il cinema. Nelle varie classifiche annuali si vedono sempre film che in qualche modo “rimangono” nell’immaginario collettivo degli appassionati o degli spettatori occasionali. Questa volta c’è davvero poco da ricordare, anche se alcune opere, poche, vale la pena vederle e magari rivederle per emotività, stile e originalità.

C’è da dire che alcuni dei film più interessanti sono targati 2022, ma usciranno nelle sale italiane nel 2023, e al momento vi consigliamo solo cose viste sul grande schermo o sulle piattaforme in questa annata. Prenderemo sicuramente in considerazione per la prossima classifica film fighissimi come TÁR, con un’immensa Cate Blanchett, The Whale e Gli spiriti dell’isola, che hanno vinto e vinceranno premi importanti. Rivaluteremo anche in Italia, dato che negli USA è stato un grande successo, Everything Everywhere All at Once e i due già cult di genere X: A Sexy Horror Story e il suo prequel Pearl, entrambi di Ti West.

Vi proponiamo qui sette titoli, in ordine sparso, che secondo chi vi scrive hanno in qualche modo lasciato traccia in quest’anno dove al box office hanno comunque regnato due blockbuster dal successo scontato come Avatar – La via dell’acqua e Top Gun: Maverick, che fortunatamente hanno portato tanta gente nelle sale di tutto il mondo.

The Fabelmans di Steven Spielberg

The Fabelmans

Un gioiellino intimo e commovente dedicato a tutti quelli che sicuramente amano il regista e in generale il cinema. Un film più o meno autobiografico, con alcuni dettagli leggermente diversi dalla realtà, che racconta come Spielberg, fin da ragazzino, si sia avvicinato alla settima arte grazie alla passione e all’energia di una madre emotiva e insicura e in qualche modo anche di un padre più calcolatore e “stabile”.
Il giovane Fabelman, ovvero Spielberg, inizia con una piccola Super 8 a raccontare in pellicola prima la sua famiglia e poi storie vere e proprie con l’aiuto delle sorelle, del padre e degli amici, dando i primi segnali di un genio capace di portare in scena una poesia e una capacità tecnica che verrà capita non molto tempo dopo.
The Fabelmans è un racconto magico accompagnato però da momenti tristi di vita comune che hanno formato nel suo insieme il grande regista che tutti conosciamo. Memorabile l’incontro del protagonista con John Ford, interpretato da un azzeccassimo David Lynch.

Pleasure di Ninja Thyberg

Pleasure

Un’opera prima, che qualcuno ha definito scandalosa, di una regista svedese che racconta il percorso di una ragazza in cerca del sogno americano attraverso l’industria del porno. Los Angeles è il luogo delle grandi illusioni in cui le anime, come al purgatorio, cercano la loro luce attraverso il successo.
Linnéa, una diciannovenne svedese interpretata dalla giovanissima Sofia Kappel, al suo debutto, vola nella città degli angeli per diventare una grande pornostar. Farà di tutto per raggiungere il suo traguardo e scoprirà un mondo senza regole fatto di gente solo apparentemente amichevole e di contratti che portano a svendere ogni parte del corpo e della mente.
La regista racconta senza dare veri e propri giudizi con uno stile documentaristico, ma non sempre, in cui le luci al neon della città danno un senso schizofrenico alle emozioni della protagonista. Ci sono molte scene esplicite assolutamente necessarie per il percorso della storia, così come è necessaria la presenza di veri attori porno e veri talent agent che probabilmente non avevano un’idea chiara di quello che Pleasure avrebbe raccontato.
Passato al Festival di Cannes e al Sundance, il film è uscito in Italia solo sulla piattaforma MUBI il 17 giugno 2022.

https://www.youtube.com/watch?v=_uxU2uAvENM

Elvis di Baz Luhrmann

Elvis

Le immagini glam, i colori, lo stile barocco sono i segni distintivi di Baz Luhrmann. Possono piacere o no, ma è il suo stile narrativo unico e riconoscibile. Elvis Presley viene raccontato attraverso il talento visivo di un regista che con quest’opera riesce a mostraci una vita di cui un po’ tutti conosciamo i dettagli, ma senza mai banalizzarla.
I primi 10 minuti sono un susseguirsi di immagini pirotecniche che raccontano alcuni passaggi dell’ascesa e caduta del mito Elvis e del colonnello Parker, l’ombra demoniaca dietro il volto angelico di un vero Re della musica. Nel mondo a metà tra la biografia e la fantasia, Luhrmann ci racconta di quando Elvis firma il contratto con il manager Parker nella stessa maniera in cui una povera anima fa il patto con il diavolo e come da quel momento in poi queste due entità non siano mai più riuscite a distaccarsi, diventando di fatto un unico corpo.
Neanche a dirlo la colonna sonora è straordinaria, così come è straordinario l’attore Austin Butler, che ha l’arduo compito di portare in scena un mito con tutte le sue sfumature e che si dimostra ancora più bravo nella seconda parte del film con i grandi concerti di Las Vegas e il logorante declino fisico e mentale del suo personaggio. Tom Hanks nei panni del colonnello Parker è inaspettato e magistrale.

Nope di Jordan Peele

Nope

In questo terzo lavoro del regista c’è indubbiamente un bel mix di elementi spielberghiani, con rimandi a Incontri ravvicinati del terzo tipo e soprattutto a Lo squalo, e chiaramente tutte le sfumature del thriller sociale che Jordan Peele, dopo Scappa – Get Out e Noi, riesce a trasmettere affrontando sempre temi diversi.
C’è l’avventura e la sorpresa degli elementi soprannaturali, c’è il tema dell’apparire a tutti i costi e della ricerca della popolarità fittizia che tutti i protagonisti cercano per cambiare le loro vite. In Nope abbiamo due storie: quella di un fratello e sorella che per risolvere un problema di debiti e trovare popolarità decidono di catturare le immagini di un disco volante che volteggia sulla loro fattoria e quella di un ex bambino attore sopravvissuto, molti anni prima, a un massacro avvenuto per mano di una scimmia sul set di una famosa sitcom che cerca di riciclarsi con la gestione di un piccolo luna park.
Peele crea con questo film un ritmo del tutto personale e una serie di rimandi al vecchio cinema di fantascienza rendendolo del tutto nuovo. La significativa parte dedicata alla scimmia prende spunto da un fatto realmente accaduto che rende il tutto ancora più inquietante. Nope è un film dalle molte sfumature che porta alla luce nuovi significati ad ogni visione.

Niente di nuovo sul fronte occidentale di Edward Berger

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Film Netflix che meritava sicuramente una visione sul grande schermo, non solo per la spettacolarità delle immagini, ma anche per empatizzare ancora di più con le tragedie che travolgono i protagonisti in prima linea durante la “Grande Guerra”. Ci sono le giovani leve dell’esercito tedesco convinte dalle gloriose parole della propaganda, ma la visione romantica del conflitto cambia pochi minuti dopo l’arrivo al fronte. Il sangue e l’orrore della battaglia travolgono le storie di questi ragazzi che vedono le loro vite fermarsi nel fango delle trincee.
Il regista realizza il terzo adattamento cinematografico del romanzo di Erich Maria Remarque, ma sembra più ispirarsi a Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick, puntando molto sull’ottusità del mondo militare, composto dalle alte sfere che non hanno il minimo rispetto per la vita umana, e seguendo le trattative politiche di quei pochi e inascoltati ufficiali che cercano la pace.
Eccezionali le musiche composte da Volker Bertelmann, che con acuti suoni ritmati delinea perfettamente i momenti più intensi del film, che non sono necessariamente quelli sul campo di battaglia.

Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson

Licorice Pizza

Il regista di grandi film come Magnolia, Il petroliere, Boogie Nights – L’altra Hollywood torna a raccontare una non ordinaria storia romantica come il suo precedente Ubriaco d’amore del 2002. Mette insieme personaggi inventanti con altri realmente esistiti negli anni ‘70, come il produttore Jon Peters interpretato da Bradley Cooper, e crea un mondo tenero e surreale fatto di grandi canzoni e materassi ad acqua.
Gary (Cooper Hoffman) ha quindici anni e si innamora di Alana (Alana Kane) che ne ha venticinque. Sembra una relazione impossibile, ma lentamente non solo i due iniziano a frequentarsi, ma iniziano anche a condividere bizzarre esperienze di lavoro e avventure fuori dall’ordinario.
Anderson ripercorre i luoghi della sua infanzia attraverso un racconto pieno di poesia, senza preoccuparsi troppo di una linearità narrativa che dona al film una leggerezza simile a un caldo abbraccio. Nel cast ci sono anche Tom Waits e Sean Penn.

Spencer di Pablo Larraín

Spencer

Non è la vera storia di Diana, è un’ipotesi fantasiosa di quello che può essere accaduto durante le ore che racchiudono il periodo natalizio del 1991 tra la Principessa, Carlo, la Regina Elisabetta II e tutti i presenti di quelle giornate, servitù e cuochi compresi. C’è una Diana che non segue le regole del “regno” e si sente imprigionata in un ruolo che non le appartiene. I suoi abiti sono diversi e quelli che non gli piacciano se li strappa. Vive per il solo amore dei figli e si rifugia nei fantasmi del passato, che appaiono quasi come in un film horror.
Larraín ha definito il suo film come «una favola tratta da una tragedia vera» e questo un po’ racchiude il senso di una vita che trova più libertà in una corsa in macchina al ritmo di All I Need is a Miracle dei Mike + The Mechanics.
I detrattori si sono scagliati senza ragione sull’interpretazione di Kristen Stewart, nel ruolo di Diana, che in realtà è perfetta e si è ritrovata giustamente con una candidatura agli Oscar come miglior attrice protagonista.

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