È uscito oggi “Fottuti per sempre” il nuovo brano de Lo Stato Sociale (feat. Vasco Brondi), che anticipa il loro prossimo progetto discografico.
Sui profili social i règaz l’hanno descritta come la canzone più onesta che abbiano mai scritto. E chi almeno un po’ conosce le vicissitudini di questi 5 amici non potrebbe trovarsi più d’accordo.
“Fottuti per sempre” parla di sogni, di quanto raggiungerli poi ti obblighi a fare i conti con la realtà e di come questa, alla fine, prenda il sopravvento (“La prima volta che vai a Sanremo / sei una bomba che esplode in un convento / dalla seconda volta sei già un coglione che fa parte dell’arredamento”).
E’ una canzone che mette in discussione tutto, dal successo, a molte delle scelte che hanno fatto in questi anni, ma che alla fine vuole essere un cerchio che si chiude.
La bellezza di questo brano infatti non è nella melodia, nel testo, o nei canoni che generalmente si scelgono per “giudicare” una canzone. La bellezza di questo pezzo è nella sua sincerità, che lascia sgomenti.
E questo, probabilmente, è l’elemento che non solo ha sempre contraddistinto la carriera dei règaz, ma è anche l’unica strada che possono permettersi di seguire.
E allora niente annunci in pompa magna, nessuna vera campagna di marketing, solo loro cinque e la forza delle loro idee. In inglese si direbbe addiction by substraction, togliere per aumentare (per meglio dire “più canzoni, meno rompicxxxxxxi”). Ed è quello che, oltre a “Fottuti per sempre”, nell’ultimo anno e mezzo Lo Stato Sociale ha deciso di fare: un tour a prezzi popolari e sostenibile, riscrivendo tutte le regole del management, la scelta di volersi staccare da qualsiasi regola mainstream, la voglia di essere semplicemente loro stessi, perchè “non c’è niente di vero a a parte le canzoni / che scrivi a sedici anni sopra ai cessi di un bar”.
“Fottuti per sempre” è la storia di una band che avrebbe potuto non esserci più, ma che, grazie alla forza e al coraggio che serve per guardarsi dentro e prendere di petto la realtà, non solo esiste ancora, ma riesce a crescere, rimanendo fedele a se stessa.
E allora benvenuta “Fottuti per sempre” e bentornati règaz.
TESTO:
Avevo scritto una canzone che si chiamava“Cromosomi”
parlava di noi che stavamo fuori, dalle classifiche e dalle mode
ora nessuno la ricorda più ma una pagina ne ha preso il nome
scrive di musica commerciale, da Cremonini a Lady Gaga.
La prima volta che vai a Sanremo
sei una bomba che esplode in un convento
dalla seconda volta sei già
un coglione che fa parte dell’arredamento
ecco voi cinque poveracci vestiti con gli abiti degli sponsor
ridono i fotografi sui tappeti rossi
era meglio se morivano giovani e stronzi
Fottuti per sempre, famosi per gioco
non è vero che la musica ti salverà
manca una consonante per indovinare
il nome della nostra band e vincere l’Eredità
non credere a niente quando tutto è una moda
spendi tutti i soldi e fotti la celebrità
non c’è niente di vero a parte le canzoni
che scrivi a sedici anni sopra ai cessi di un bar
così stupido e bambino da crederci davvero
Che il rock and roll non morirà
che il rock and roll ma va là
Volevamo riempire i palasport di musica fatta
senza soldi in una stanza
e quando ci abbiamo suonato davvero
avevano il nome di una banca
volevamo vivere di sogni
fare l’amore con i nostri mostri
e ora la paura che ci tiene svegli
è finire dalla parte sbagliata di un gossip
odiavamo la televisione, la radio, la musica pop, il successo
ora vogliamo l’alta rotazione, la poltrona di giudice ad X Factor.
Fottuti per sempre, famosi per gioco
non è vero che la musica ti salverà
manca una consonante per indovinare
il nome della nostra band e vincere l’Eredità
non credere a niente quando tutto è una moda
spendi tutti i soldi e fotti la celebrità
non c’è niente di vero a parte le canzoni
che scrivi a sedici anni sopra ai cessi di un bar
così stupido e bambino da crederci davvero
Che il rock and roll non morirà
che il rock and roll ma va là
che il rock non morirà
che il rock and roll ma va là
Eravamo giovani, ingenui, arrabbiati
allegri e disperati
credevamo che i soldi fossero il male
odiavamo chi sventola le manette
chi ha sempre qualcuno da condannare
eravamo dalla parte di chi non ha niente
non importa l’appartenenza sociale
l’identità sessuale
avevamo letto da qualche parte
“Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose
delle quali può fare a meno”
ma anche che il sistema schiaccia chi non ha denaro
e si serve di chi è povero di pensiero
credevamo di poter parlare di tutto senza qualificarci
e senza inginocchiarci davanti al progresso
le idee non sono discoteche, non fanno selezione alla porta d’ingresso
credevamo che ci si salva solo insieme
che la felicità è sovversiva quando si connettivizza
che la libertà di lamentarsi di qualsiasi cosa
non ha niente a che fare con la libertà
che essere diversi fosse un diritto
non una scusa per attaccare chi non ti ha capito
volevamo cambiare tutto non riempire un altro vuoto di mercato
andavamo a un concerto sconvolti come un rito sciamano
e alla fine dormivamo alla stazione
pensavamo che la vita sulla terra
non dipendesse da come andavano i sistemi economici o politici
ma dal brillare del sole
eravamo giovani, giovani o pazzi
ma avevamo ragione





































