Babylon

Dal muto al sonoro il cinema come tritacarne

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Babylon
di Damien Chazelle
con Brad Pitt, Margot Robbie, Diego Calva, Jean Smart, Jovan Adepo

Hollywood ai tempi del muto era una macchina da soldi, un’occasione per salire in un giorno dalle stalle alle stelle, un’orgia continua. E Babylon si apre con un orgia di sesso, alcol, coca, pasticche e jazz con un preludio di merda di elefante e una ragazza morta che adombra lo scandalo di Fatty Arbuckle. Brad Pitt è un mix di tutti i divi stracciafemmine del muto, in apparenza cinico, ossessionato dal fatto che in Europa ci sono le avanguardie (la dodecafonia, il Bauhaus) e in California no, in realtà innamorato della magia del cinema. Margot Robbie è disposta a tutto per il successo, Diego Calva parte da factotum per diventare un boss del sonoro. Se avete letto Hollywood Babilonia di Kenneth Anger potete riconoscere tutti gli arricchiti, i drogati, i morti, i feriti e i dispersi tra le lenzuola e sui set. L’inizio è un’opera buffa e tragica, la seconda parte sfotte i grandi registi tedeschi sciuponi e pazzi, la terza racconta gli esiti tragici del sonoro che frantuma carriere e ne crea di nuove mentre la censura -nei film e fuori- stringe le redini. Damien Chazelle ha voluto fare un film universo, in cui spiegare tutto. In pratica contiene (citati o adombrati) tutti i film da Intolerance a Matrix passando per l’amatissimo Cantando sotto la pioggia sotto il cui ombrello si sorride in musical di un vero massacro, e l’insieme sembra un Hellzapoppin frenetico che va dalle comiche alle Dalie Nere segate in due di Ellroy. In qualche modo Chazelle sembra voler proseguire la strada di La La Land mettendo in musical una tragedia che piace come una droga. L’operazione è ardita e meritoria, il risultato frastornante e ogni tanto, come succede alle opere generose ma incontrollate (o incontrollabili) prende la mano e viaggia per conto suo. Ma ognuno ci può trovare un frammento di piacere.

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