Alex Britti: «Con LDA portiamo “Oggi sono io” ai più giovani»

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alex britti
Foto: Fabrizio Cestari

Sono passati 24 anni da quando un esordiente Alex Britti trionfava nella sezione Nuove Proposte del Festival di Sanremo 1999 con Oggi sono io.
Stasera, a un quasi quarto di secolo di distanza, Alex sarà di nuovo su quello stesso palco, per cantare e suonare quella canzone, ospite di LDA nella serata delle cover.
È stato proprio il figlio di Gigi D’Alessio, che all’epoca non era nemmeno nato, a scegliere questo brano e a volerlo portare sul palco dell’Ariston insieme al suo autore.
Abbiamo incontrato Alex Britti a poche ore dall’esibizione sanremese per farci raccontare qualcosa in più su questa collaborazione, sul Festival in generale e sui “lavori in corso” per il nuovo album.

Com’è nata la collaborazione con LDA?

Essendo amico del padre, conosco Luca da quando è piccolo. Pensa che mi ricordo di quando era ancora nel passeggino.
È uno dei ragazzi più educati e timidi che conosca, ed è anche molto talentuoso. Nonostante il padre sia il re di un certo genere di musica, lui è cresciuto con l’r’n’b. Ovviamente ha la sua percentuale di melodia, però gli piacciono le cose più ritmiche e più blues.
Un giorno mi ha telefonato, timidissimo, e mi ha chiesto di fare la canzone insieme. Gli ho detto “sei sicuro? Sei convinto?”, lui ha risposto di sì e quindi abbiamo iniziato a lavorarci insieme. Ha una bella vocalità, arriva molto in alto con la voce, quindi riesce a cantarla senza problemi, ed è molto bravo.
Ha 19 anni, quando è uscita Oggi sono io non era nemmeno nato, quindi per me è come se fosse un po’ un figlioccio.

Come sarà l’arrangiamento del brano?

È lievemente riarrangiata, ma nemmeno troppo. Punta tutto su basso, chitarra e batteria, con gli archi a fare da contorto. Una versione un po’ meno pop del pop che gira oggi.

Tra l’altro sono passati quasi 25 anni esatti da quando l’hai presentata a Sanremo per la prima volta, vincendo tra le Nuove Proposte. Che sensazione dà riportare quella stessa canzone sullo stesso palco, 24 anni dopo?

Ovviamente l’emozione c’è sempre, ma ho dalla mia la sicurezza di portare un brano che sia in platea che a casa è già conosciuto, e questo mi dà anche una grande gioia.
È una bella celebrazione, ed è come come una sorta di araba fenice o come fare un cross alle nuove generazioni: l’ho fatta io ed è arrivata alla mia generazione, poi l’ha interpretata Mina, rivolgendosi ad un pubblico più adulto, mentre ora insieme a LDA la trasportiamo a quelli più giovani. Sono molto contento di come nel corso di questi anni Oggi sono io sia arrivata davvero a tutti.

Poco fa, ascoltando un’altra intervista, hai detto che tra i brani in gara al Festival il tuo preferito è Made in Italy di Rosa Chemical. Una scelta che non ci si aspetterebbe da un bluesman come Alex Britti.

Io sono uno a cui piacciono le novità: mi piacciono le sonorità nuove e le cose che mi sorprendono. In quella canzone il testo e il modo di interpretarla sono molto attuali e profondi, anche se all’apparenza potrebbe sembrare diversamente.
Per uno che è cresciuto ascoltando De Gregori, Pino Daniele, Battisti, Bennato, può sembrare strano, però non mi creo mai pregiudizi nè barriere, sono sempre pronto a tutto, e questa è certamente la canzone più innovativa del Festival.
Oggi c’è un nuovo linguaggio, e non soltanto nella canzone, anche quando parliamo: i ragazzi, oggi, hanno un linguaggio diverso quando parlano tra loro rispetto a quello che avevo io alla loro età quando parlavo coi miei coetanei.
Made in Italy rappresenta il sociale di oggi, la cultura di oggi, e mi è arrivata.

Visto che in gara c’è un’altra romana, oltretutto del nostro stesso quartiere, non posso non chiederti un parere su Giorgia e la sua Parole dette male.

Mi piace come interpreta il brano, perchè Giorgia ha una vocalità tale che qualsiasi cosa canti mi piace sempre. Forse l’ho sentita cantare canzoni più interessanti rispetto a questa, però quando canta lei diventa tutto magico, e riesce a rendere bellissima ogni canzone.

Ci siamo incontrati l’ultima volta per il concerto di chiusura del tuo “tour sul divano” e ci avevi annunciato che stavi lavorando al nuovo disco. Come procedono i lavori?

Penso di pubblicare qualcosa prima dell’estate: verso aprile dovrebbe arrivare qualche apripista. Dico “qualche”, perchè una volta quando pubblicavi un singolo poi durava qualche mese, oggi invece è tutto molto più veloce. Al momento sto preparando due o tre singoli prima dell’uscita dell’album, per poi arrivare a dopo l’estate per proporre finalmente il disco.

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