La loro Splash sta ricevendo, fin dalla prima esibizione sul palcoscenico del 73° Festival di Sanremo, recensioni decisamente lusinghiere da parte degli addetti ai lavori, e anche il sostegno del pubblico non sembra mancare (ottavo posto nella classifica generale della terza serata): Colapesce e Dimartino sono tornati quest’anno all’Ariston dopo lo straordinario successo del brano d’esordio del duo alla kermesse ligure, Musica leggerissima, quarto classificato al Sanremo 2021 e premio della Sala Stampa Lucio Dalla. Oggi, i due cantautori hanno chiacchierato con i giornalisti in merito al brano in gara e al progetto cinematografico del quale saranno presto autori e protagonisti.
Alla domanda se Splash sia stata costruita ad hoc per “arrivare” o se il riscontro positivo abbia rappresentato una sorpresa, la replica è stata:«Entrambe. Siamo partiti da “Ma io lavoro per non stare con te”, che comunque è una frase molto forte, quindi che tanta gente ci si identificasse è una cosa che un po’ ci aspettavamo, visto che tanta gente lavora per non tornare a casa (ridono, n.d.r.). E poi il peso delle aspettative è un argomento che torna spesso, soprattutto in questo momento storico in cui è come se la aspettative fossero il punto fondamentale della vita e la vita reale non avesse più senso.
In realtà non ci aspettavamo una accoglienza così positiva, perché il brano, rispetto a “Musica leggerissima”, è sicuramente più complesso anche dal punto di vista strutturale della canzone. C’è un’intro, due strofe diverse, i ritornelli sono diversi, quindi non era scontato, ecco. Siamo piacevolmente sorpresi per l’accoglienza, soprattutto da parte della stampa».
A proposito del duetto di stasera con Carla Bruni sulle note di Azzurro, Colapesce e Dimartino raccontano: «Abbiamo deciso prima che volessimo fare “Azzurro”, ci piaceva proprio l’idea di portare a Sanremo Paolo Conte, un autore che ci siamo accorti essere poco cantato sul palco dell’Ariston. E poi l’abbiamo contattata attraverso la nostra casa discografica, e lei ci ha detto che ascolta le nostre canzoni: ne siamo rimasti molto sorpresi.
Abbiamo trovato una persona molto ironica e autoironica, non ci è voluto tanto per convincerla. Ci ha detto subito che era molto contenta di venire al Festival con noi e soprattutto di cantare “Azzurro”, che comunque è una canzone che in Francia è molto popolare.
Quando abbiamo finito l’arrangiamento di “Azzurro” abbiamo pensato a Carla perché c’è una prima parte che è molto eterea, quasi chitarra e voce, e lei ha una voce molto suadente, elegante, ed era perfetta come scelta.
Avevamo un’altra idea, inizialmente, che però era un po’ complessa da realizzare: un coro di carcerati, il coro di San Vittore. Ma da un punto di vista logistico era difficile, e il questore ci ha detto che avremmo dovuto chiedere una autorizzazione quattro mesi prima. Però ci piaceva l’idea di carcerati che cantassero “Ma il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va”: secondo noi era un bellissimo messaggio. Ma Carla Bruni non è stata un ripiego, in realtà».
In merito al road movie La primavera della mia vita (QUI il trailer ufficiale), che uscirà il 20 febbraio e li vedrà protagonisti nonché sceneggiatori e autori della colonna sonora: «Il cinema è una nostra vecchia passione. Prima ancora di registrare “Mortale”, il nostro primo disco, avevamo pensato di realizzare un film, però è una cosa molto più complessa del realizzare un disco: c’è bisogno di produttori, di molte risorse, e quindi è un’idea che in un primo momento abbiamo accantonato.
Poi abbiamo avuto la possibilità di sviluppare questo progetto, abbiamo scritto la sceneggiatura con Michele Astori e Zavvo Nicolosi, abbiamo scritto le musiche. È un road movie ambientato in Sicilia, partiamo da Palermo e arriviamo a Siracusa, e in questo tragitto incontriamo una serie di personaggi bizzarri, complottisti. È una Sicilia inedita, e c’è un sottotesto: Antonio fa parte di una specie di setta, ma io non lo so, e questo crea una serie di equivoci. Lo definiamo una “dramedy”, si ride e si piange, e ci sono un sacco di ospiti: Madame, Brunori Sas che fa Jim Morrison, Roberto Vecchioni che fa Roberto Vecchioni complottista, ma anche attori quali Stefania Rocca, Corrado Fortuna… insomma, un bel po’ di amici. Siamo molto felici.
Abbiamo fatto tutta la colonna sonora originale: ci sono 23 tracce, ma anche dei brani che abbiamo sincronizzato, per esempio brani dei The Flaming Lips, una band che amiamo moltissimo e che ci ha ispirato nella vita in generale. “Splash” è nei titoli di coda e anche in certi punti del film.
È stato interessante perché, avendo scritto la sceneggiatura, in qualche modo la musica l’abbiamo scritta quasi contemporaneamente, ed è stato un esperimento di libertà creativa. Tra l’altro, abbiamo proprio suonato live, con le scene davanti, con chitarra, basso e batteria. Ci ha dato tantissima libertà di metterci la nostra autenticità, è una esperienza che ci ha ispirato tanto nella nostra carriera».
Le sonorità di Splash, viene rilevato, ricordano il Battiato de La voce del padrone: «Grazie, non nascondiamo che Battiato sia uno dei nostri autori preferiti; la scorsa volta al Festival abbiamo interpretato “Povera patria”, quindi questo accostamento ci lusinga molto».
Come va inteso lo splash che dà il titolo al brano? «Ci sono varie interpretazioni: lo splash può essere divertente, il suono onomatopeico può essere lo splash dello schianto… dipende da come sei preso mentre l’ascolti. In realtà, noi giochiamo tanto su questa dicotomia, su questo doppio livello di lettura delle canzoni. Le canzoni hanno questo potere di poter essere qualcosa di leggero che porta dei messaggi profondi.
A questa cosa ci teniamo tanto, l’avevamo già fatto con “Musica leggerissima”, che era una canzone che parlava di depressione. In questo caso l’abbiamo rifatto, e anche il film è così: dietro la commedia c’è tanta riflessione sulla morte».
Sono presenti “easter eggs” nelle canzoni? «Le easter eggs ci capita di metterle qui e lì. Anche in “Splash” ce n’è una: il riferimento è alla serie “The bad guy” (con Luigi Lo Cascio, disponibile su Prime Video, n.d.r.), perché lì c’è un nostro jingle dove già diciamo quella parola».
(Si ringrazia Andrea Giovannetti)





































