Mr. Rain: «Condividere le nostre emozioni ci rende supereroi»

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mr. rain
Renata Roattino @jhonninaphoto

È stato una delle sorprese di questa edizione 2023 del Festival di Sanremo, arrivando a piazzarsi terzo nella classifica generale dopo la serata del giovedì.
Stiamo ovviamente parlando di Mr. Rain, al secolo Mattia Balardi, che con la sua Supereroi cantata insieme al coro di bambini, ha conquistato il pubblico a casa e la giuria demoscopica, che col loro voto lo hanno issato sul podio provvisorio dopo tre serate.

Eccovi le parole di Mr. Rain in conferenza stampa nel commentare questi primi giorni di Festival.

Al momento sei terzo nella classifica generale e Supereroi sta piacendo molto. Ti aspettavi questo riscontro?

Assolutamente no! Devo tutto questo al supporto di chi sta ascoltando la canzone e delle radio che la trasmettono.
Sono onorato di essere stato inserito in questo cast perchè è pieno di grandissimi artisti. Sono arrivato qui quasi senza aspettative, perchè sapevo che essendo un outsider avrei fatto una gara a parte dai grandi favoriti. Però ieri è stata una serata fantastica, questo palco mi regala ogni volta una magia irreplicabile e che non so spiegare a parole, e stiamo facendo una gara incredibile.
Inoltre, portando un pezzo più in linea col mio stile che con quello di Sanremo, non pensavo di riuscire ad arrivare a così tanta gente e questo mi stupisce e mi rende ancor più felice.
Mi sento davvero fortunato e sto vivendo al massimo questo periodo che mi porterò sempre nel cuore.

Parlando dell brano e del suo significato, ovvero non vergognarsi di chiedere aiuto, cosa vuoi dirci di più su questo tema?

Io sono qui a Sanremo con questa canzone proprio per parlare di questo. È un argomento che non viene trattato così spesso, specialmente su un palco così importante, quindi ci tenevo a portare qualcosa che lasciasse il segno. In Supereroi racconto la mia storia: ho passato un periodo molto cupo lungo due-tre anni e mi sentivo l’unica persona del mondo a soffrire per questa cosa. Sono un tipo molto chiuso e introverso, e avevo questa visione distorta.
Supereroi parla di questo, di quando ti senti solo al mondo, ma trovi il coraggio di mostrarti per come sei con gli altri, accettando ogni tua paura, ogni cicatrice e riesci a chiedere aiuto, scoprendo che siamo tutti uguali e che soffriamo per cose condivise.
Quindi siamo tutti supereroi, dobbiamo solo trovare il coraggio di mostraci come siamo, perchè quello è il superpotere più forte che abbiamo.

Tu come sei uscito dal tuo percorso di crisi? Che consiglio puoi dare?

Essendo molto riservato e molto chiuso sin da quando ero piccolo, mi son sempre vergognato di mostrare agli altri cosa avevo dentro e cosa mi turbava. Non riesco ad aprirmi molto nemmeno con le persone che mi stanno accanto e a cui voglio bene, come la mia ragazza e la mia famiglia. Ho sempre avuto questo peso di non sapere come riuscire a spiegare il mio stato d’animo.
Da tre anni ho iniziato questo percorso che mi ha cambiato la vita, e si tratta semplicemente di cercare di non vergognarmi più quando mostro realmente chi sono. Ho notato che questa cosa ha cambiato anche il mio rapporto con gli altri. Mi sento davvero rinato, ed è come se fossi tornato a vivere, non ho più l’ansia di prima, ho più sicurezza e stima di me stesso.
È stata una cosa che purtroppo ho capito un po’ tardi, ma in realtà non è mai troppo tardi per intraprendere questo tipo di percorso per arrivare ad avere la consapevolezza di ciò che siamo e mostrarlo a tutti quanti, ed è davvero il dono più grande che possiamo fare a noi stessi.

Quanto è difficile, al giorno d’oggi, condividere le proprie emozioni ed essere dei supereroi?

È difficile per il mondo in cui viviamo. C’è questo tabù per cui ognuno di noi deve mostrarsi meno difettoso di quello che è. Io per anni ho portato questa maschera che ha nascosto paure, insicurezze, e tutte le cose di me stesso che non mi piacciono.
Nel momento in cui riesci a confidarti con qualcuno e capisci che è solo una bolla che ti crei tu, ti cambia la vita. Da quel momento in poi non ti senti più fuori posto, inizi a sentirti amato dalle persone che ti circondano, ed è una cosa stupenda.

Nelle ultime edizioni di Sanremo abbiamo spesso visto performances molto “forti” e a tratti anche trasgressive. Tu invece in queste sere sei stato così genuino e intimo da portare un coro di bambini sul palco. Da dove nasce questa esigenza di avvicinarsi alla dolcezza?

La scelta di portare un coro di bimbi è semplicemente perchè è un tratto che mi contraddistingue da sempre. Fin dal 2015, dal mio primo album, ho utilizzato cori, di bambini o di adulti, per rafforzare alcuni concetti, perchè penso che una cosa detta da un coro, soprattutto di bambini, abbia un peso specifico superiore, quindi lo utilizzo per potenziare il messaggio.
L’ho fatto con Fiori di Chernobyl, I grandi non piangono mai, Carillon, quindi è una cosa che faccio spesso e portarla sul palco dell’Ariston è stato un sogno.

Prima serata, il pianto liberatorio della bambina. Ieri sera con un altro bambino le battute a tema calcistico con Amadeus. C’era qualcosa di preparato o è nato tutto spontaneamente?

Ovvviamente nulla era stato programmato. La prima sera, prima di scendere sul palco io ero quello più teso e loro tutti tranquilli, tanto che ho pensato “ma questi otto bambini come fanno?”.
Camilla la prima sera è scoppiata in lacrime, poi appena siamo usciti dal palco ci siamo commossi tutti quanti ed è stato un momento magico. Dopo siamo andati a casa e abbiamo fatto una piccola festa, cosa che abbiamo ripetuto anche ieri sera.

I numeri dei tuoi followers su Instagram e sui social in generale stanno letteralmente lievitando dopo questi primi giorni di Festival. Qual è il tuo rapporto coi social?

Sono diventati fondamentali nella vita di tutti i giorni e per un emergente come me servono anche per farsi conoscere meglio. Io stesso sono nato grazie all’aiuto dei social.
In questa settimana ovviamente non riesco ad essere sempre presente, tra i mille impegni che comporta la settimana sanremese, ma appena ho un po’ di tempo libero guardo i messaggi e i commenti. La cosa che mi riempie il cuore più di tutte è leggere che ho aiutato qualcuno con una mia canzone, e mi basta questo per essere felice.

Tu ami la pioggia, ma qui a Sanremo in questi giorni c’è il sole, e sta illuminando il tuo successo.

Non voglio dire niente, però il sole a quanto pare mi sta portando fortuna. Quindi “viva il Sole”, magari inizierò a scrivere canzoni anche nei giorni di sole. Chissà, forse cambierò nome in Mr. Sun (ride, ndr).

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