Tár
di Todd Field
con Cate Blanchett, Noémie Merlant, Nina Hoss, Sophie Kauer, Julian Glover
Lydia Tár è un direttore d’orchestra donna arrivata ai vertici assoluti. Pugno di ferro, sguardo d’acciaio, cultura strepitosa (non solo musicale), rete di conoscenze eccezionale, uso delle conoscenze efficacissimo, arrogante, ossessiva, dittatoriale, crudele e, quando mette nel mirino qualcuno, al limite del criminale. Tutta la prima parte del film è la conta dei successi e delle vittime. Si allude anche a forme di favori sessuali in cambio di cooptazione nei massimi sistemi della musica. Tár è vorace: vive con una donna, macina e butta assistenti e collaboratori, è una macchina da guerra. E forse accumula stress. Nella seconda parte i segni che hanno fatto capolino nella prima parte (suoni indecifrabili, insonnie, strani incubi e ossessioni, forse una vittima) sembrano allearsi per portare Tár alla distruzione esattamente come Macbeth, che per sete di potere uccise il sonno. Anche Tár ha ucciso il sonno e di più, perché lei è insieme Macbeth e Lady Macbeth. Le connivenze legate al suo potere non sono più controllabili, si sgretolano, le vittime a torto o a ragione si alleano, la stritolano. Non è un film simpatico come non è simpatico il personaggio, bisogna ammettere che Kate Blanchett dà alla sua “direttore” d’orchestra uno spessore di grandezza imbarazzante. Coppa Volpi a Venezia





































