Holy Spider

Un serial killer iraniano raccontato da un regista di confine

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Holy Spider
di Ali Abbasi
con Mehdi Bajestani, Zahra Amir Ebrahimi, Arash Ashtiani, Forouzan Jamshidnejad

A Mashad città santa dell’Iran nel 2000 un uomo ogni tanto di sera approccia una prostituta, la porta via in moto e la uccide. Di giorno lavora come manovale e ha una famiglia in apparenza normale e felice. Ha ucciso diciassette donne, manda i suoi proclami alla stampa che l’ha soprannominato “Il ragno” e dichiara di voler liberare la città santa dalle donne impure su mandato di Dio. È un ex militare insoddisfatto, la sua è una missione, santa come la città: da qui la santità del “ragno” e il titolo Holy Spider. Sulle sue tracce arriva da Teheran la giornalista Rahimi: non è sposata, porta di malavoglia il velo, fuma e di notte fa domande nei luoghi delle peccatrici. Rischia di apparire una di loro. Ma quando si confronta con un magistrato religioso ecco che la realtà si rivela più complessa di come appare. La straordinarietà di questa storia in apparenza lineare  è che il regista Abbasi insegue il suo serial killer nelle pieghe della società iraniana, dove l’assassino in missione per conto di Dio rischia di apparire non un problema ma una soluzione con il sostegno popolare… Abbasi, svedese di origine iraniana, ha alle sue spalle Border, creature di confine, la storia stupefacente dell’addetta alla dogana che sapeva “fiutare” i trasgressori di ogni tipo perché era una creatura magica, un troll. E si conferma un regista di confine. Premio all’attrice a Cannes e nomination all’Oscar.

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