Avendo superato i 70 da un pezzo, Renato Zero non ha alcun problema a dire tutto quello che gli passa per la testa. Del resto non che in passato si trattenesse. Ovviamente lo fa con l’ironia che lo ha sempre caratterizzato. «Siccome ormai Zero non riesco più a controllarlo, stavolta è rimasto a Roma e sono venuto solo io, Renato, così lui, che ultimamente parla troppo e dà fuori di testa, non può far danni. Nel giro musicale che sto per iniziare, mi guarderò dentro per capire se c’è qualcosa che ho dimenticato, qualcosa che non ho ancora detto. Ovviamente non ci sarà nessun ripensamento, ma ogni tanto mettere un po’ d’ordine nella propria coscienza fa bene. Del resto siamo in un’Italia che si sta smarrendo, forse un po’ troppo. Non abbiamo certezze e gli esempi sono sempre meno gratificanti. Nonostante tutti noi andiamo avanti e continuiamo ad essere ottimisti».
L’incontrò con Renato Zero avviene a Milano, negli uffici della Goigest, la società incaricata di promuoverlo. Siamo qui per parlare del nuovo tour che inizierà il 7 marzo da Firenze. Si intitola Zero a Zero, e lui lo definisce «Il risultato di “una sfida in musica” tra i due eterni contendenti: Renato & Zero. Ci vorrebbe proprio un bel pareggio per mettere d’accordo pubblico e privato di un Renato che ha deciso di sdoppiarsi dal 1966 fino ad oggi. Uno bazzicava vicoli, piazze, quartieri e città. Da nord a sud. Da est ad ovest. In abiti borghesi ovviamente, raccogliendo segreti e storie di vita di ogni genere. L’altro lo attendeva per mettere nero su bianco, con parole e musica, quelle osservazioni e porzioni di umanità così necessarie allo scopo. Una scommessa difficile. Un confronto continuo. Cercando di non mettere in imbarazzo chi, ignaro di essere oggetto di una sorta di perquisizione benevola, avrebbe potuto non gradire quel tipo di stalkeraggio. Furono i pronostici, non proprio incoraggianti, a suggerire a quei due di fare “ditta” e partire proprio da quello Zero. Oggi i due imprudenti festeggiano le nozze di smeraldo di fronte al loro amatissimo, nonché fedelissimo pubblico».
Se gli si chiede cosa porta via da un tour quando finisce, risponde: «Certo, fare teatro è più faticoso, ma ti consente di rimanere in contatto più a lungo col tuo mestiere. Invece un tour musicale, quando finisce, per due o tre anni ti regala solo silenzio. Ecco allora che è bene approfittare di tutte le occasioni che regala mentre lo fai. Per me il camerino è come una sagrestia, mi permette di risparmiare tanti soldi che altrimenti regalerei agli analisti. Quando sono lì rifletto, mi svuoto completamente. Ritento che il palco sia indispensabile. E siccome credo che lo sia non solo per me, ma anche per chiunque ha delle qualità, sapendo che non tutti possono permettersi di frequentare un conservatorio, per lungo tempo ho portato avanti il progetto Fonopoli, aprendo le sue porte a chiunque volesse entrarci. Poi tre diversi sindaci eletti quattro legislature hanno affossato il progetto, dimostrando definitivamente che la politica è lontanissima dalla realtà. Io invece raccomando di stare vicino alle nuove generazioni, anche se magari fanno cose che non capiamo, sostituendo le chitarre e gli altri strumenti con la tecnologia».
Per stare dietro alla cronaca spicciola, una domanda ovvia è cosa pensi di Rosa Chemical e di quel che ha fatto a Sanremo. Renato Zero risponde a modo suo: «Frequentando i social, mi sono reso conto di avere un numero di sosia davvero straordinario. Ma se ci sono i sosia, vuol dire che c’è stato un originale, e quello sono io. Il problema è che oggi sono cambiati i contorni. La mia generazione, quella di Baglioni e tanti altri, era circondata da un drappello di collaboratori di prim’ordine che ti permetteva di mettere in pratica le idee che avevi in testa. Oggi il fare musica è diventato un mestiere spesso velleitario, nessuno ha più un’identità precisa, anche perché quelli che ti stanno attorno non hanno la statura artistica necessaria… Personalmente non amo molto le verdure, ma ho imparato a conoscere bene carciofi, ravanelli, zucchine, asparagi perché me li tiravano. Questo mi ha fatto crescere e diventare quel che sono».
Riguardo il tour che sta per iniziare, dice che per il momento non ha certezze, ma sicuramente sul palco al suo fianco salirà qualche amico, così come già era successo durante i concerti al Circo Massimo. E ci saranno anche canzoni inedite: una, intitolata proprio Zero a zero, la fa ascoltare in anteprima durante la presentazione. Ci saranno ancora i suoni dell’Orchestra di Franciacorta, questa volta per registrati in audio e video: «Purtroppo gli spazi ridotti non permettono l’uso di una grande orchestra dal vivo».
Come abbiamo detto, il tour inizierà a Firenze con 4 date, poi proseguirà a Conegliano, Torino (due concerti), Mantova (altri due), Bologna (anche qui due), Milano (tre appuntamenti), Livorno (due), Eboli (due) e chiusura a Roma, con quattro concerti al Palazzo dello Sport tra fine aprile e primi di maggio.

«Anche io mi fermerò a Eboli, come il protagonista del romanzo di Primo Levi. Avrei tanto voluto andare anche più a sud, in Puglia, Lucania, Calabria, Sicilia e Sardegna, ma non è stato possibile per la carenza cronica di impianti e anche per motivi economici. Purtroppo negli ultimi anni la situazione nel settore della musica live è peggiorata parecchio. Ormai è diventata una sorta di piccola dittatura. Una volta c’era una miriade di organizzatori, adesso è tutto concentrato nelle mani di due o tre promoter, che hanno costituito autentici imperi e dettano legge».






































