The Quiet Girl
di Colm Bairéad
con Catherine Clinch, Carrie Crowley, Andrew Bennett, Michael Patrick Carmody
Cáit vive nella campagna irlandese, ha 9 anni e di notte bagna il letto: quasi non parla, è povera, malvestita, ha le sorelle contro, una madre stravolta e incinta e un padre che ha sbagliato tutto. Smette anche la scuola. Quando la madre sta per sgravare viene spostata come un pacco e abbandonata senza valigia nella fattoria di Eibhlín e Seán. Sembra un inizio dickensiano che fa temere ulteriori passaggi di tristezza e invece, attraverso microcambiamenti, attenzioni e gentilezze ruvide, Eibhlín si rivela dolce e attenta e Seán un po’ orso ma di cuore. Celano un dolore muto. Cáit avrà una bella stanza, lenzuola pulite, affetto, curiosi abiti da ragazzino e alcuni compiti nella fattoria che produrranno un duplice cambiamento che non possiamo raccontare. La storia che alterna silenzi, sguardi, una fotografia leccata e (in originale) una lingua davvero ostica, è l’adattamento di Foster, un racconto di Claire Keegan, e in sostanza conferma che la famiglia è dove c’è amore, non dove nasci. È candidato agli Oscar.







































