La primavera della mia vita
di Zavvo Nicolosi
con Colapesce, Antonio Di Martino, Stefania Rocca, Corrado Fortuna, Demetra Bellina
Il duo Colapesce Dimartino si è sciolto. in questo film si chiamano I Metafisici e Antonio (Di Martino) ha mollato Lorenzo (Colapesce) senza spiegazioni. Dopo tre anni Antonio fa ricontattare Lorenzo dalla manager e propone un incarico da 90mila euro: scrivere in 8 giorni un libro sulle leggende della Sicilia seguendo una mappa su incarico dell’Ordine Semenita, a cui Antonio si era affiliato. Il viaggio si fa su una vecchia Taunus. Antonio vestito di bianco e con atteggiamenti mistico/demenziali e Lorenzo che fa lo scontroso incazzoso. Struttura a striscia di fumetto, una battuta (riuscita o meno) ogni tot minuti di storia, una serie di incontri “meravigliosi” o dello spessore di una battutaccia: musicisti con capelli bianchi e occhi rossi (il coro degli albini), un club di adoratori dei Doors in cui tutti si chiamano Jim come Morrison, un pirata che noleggia la sua barca, il pronipote di Shakespeare, nostalgici di Garibaldi e altra varia umanità, scontri verbali, un po’ di autoanalisi, musica di Colapesce Dimartino e un finale che sembra ispirato al cinema di Ari Aster. L’insieme è nelle intenzioni surreal/demenziale (un po’ come i video dei due, alla regia c’è sempre Nicolosi) e a seconda dello spettatore viene colto il surreale o il demenziale. La differenza – è giusto che sia così- è davvero labile e fragile, l’operazione strana rispetto al tradizionale utilizzo dei cantanti quando diventano protagonisti di film, dal musicarello si passa alla quest come nei fantasy. Magari non è una cosa seria, magari è tragica. Il film esce dopo il passaggio a Sanremo. Non è obbligatorio essere fan dei due o conoscerli per farselo piacere o no.





































