Compleanno a cifra tonda per Ivan Cattaneo: oggi, 18 marzo, compie 70 anni. Musicista eclettico, artista completo, grande anticipatore di mode, stili e tendenze. Ha inciso non solo nel campo dell’arte, ma anche nella società, andando sempre controtendenza e parlando si sé in modo aperto, anche in un periodo in cui questo poteva significare la fine di una carriera.
Per lui il 1973 fu un anno importante. Fece la sua prima esibizione pubblica, all’Alpe del Viceré, durante uno dei primissimi festival rock italiani. Qualche tempo dopo conobbe Nanni Ricordi, autentico mito della discografia italiana, che intravide le doti artistiche di quel ragazzo che aveva passato molto tempo a Londra ed era stato tra i primi a percepire la potenza del punk. Che Ivan fosse “altro” rispetto ai generi imperanti in quel periodo, fu evidente fin dal suo album d’esordio, UOAEI (1975), e ancor più dai due che seguirono, Primo secondo e frutta (Ivan compreso) (1977) e Superivan (1979). Nel frattempo aveva teorizzato la Tuvog Art (l’arte dei cinque sensi) e si era fatto apprezzare anche come creatore di look, curando quello dell’esordio a Sanremo di Anna Oxa.

Ma Ivan non smette di stupire. Nel 1980 pubblica l’album Urlo, che contiene Polysex, canzone che parla di fluidità di genere quando nessuno sapeva ancora di cosa si trattasse.
Subito dopo, anche grazie a un’intuizione di Franco Zanetti (oggi giornalista, allora discografico), ha l’idea geniale di proporre cover di vecchi brani dimenticati, facendo esplodere il revival degli anni Sessanta. Il successo è strepitoso e durerà diversi anni.
Ad un certo punto la musica non gli basta più. Quasi lo annoia. Si butta allora sulla sua seconda passione, la pittura, e allestisce la mostra 100 Gioconde Haiku, ottenendo anche in questo campo un successo strepitoso.
Nel 1992 torna alla musica. Sorprende tutti con l’album Il cuore è nudo… e i pesci cantano: basta anni Sessanta, anticipa il drum & bass e alcune tematiche new age.Poi, con il progetto ZOOcietà DUEOOO unisce musica, danza e poesia. Quindi decide di esibirsi non solo nelle piazze e nei teatri, ma anche nelle gallerie d’arte e nelle chiese.
Con l’arrivo del nuovo millennio, prima diventa regista, realizzando vari video per l’amica Giuni Russo; poi partecipa a vari reality (Music Farm, quindi una fugace apparizione a L’isola dei famosi). Ma il suo mondo non è quello, infatti dopo un silenzio discografico durato ben tredici anni, nel 2005 torna alla musica, pubblicando l’album Luna presente, contenente la rivisitazione di due suo classici, Polisex e Crudele.
Da allora ha ripreso a sfornare idee e musica, accumulando esperienze d’ogni tipo, autore (per Albano e Patty Pravo), attore di musical (un ruolo importante in Jesus Christ Superstar) e cinema. E poi naturalmente nuova musica, altre mostre, altri spettacoli. Perché Ivan nella vita può fare tutto, tranne fermarsi.
Intervista a Ivan Cattaneo
70 anni di vita, 50 dei quali passati sopra a un palco. Prevalgono le nostalgie, i rimpianti o c’è solo voglia di guardare avanti?
«Sì, ho una grande voglia di andare avanti, assolutamente avanti! Anche se nella mente si annidano ricordi importanti: di tutto il mio passato non rinnego nulla! Ma ora sento davvero il bisogno del “nuovo Ivan” e credo fermamente che sia una legge inequivocabile che ci si rigenera solo pensando al futuro! A volte va bene celebrare il passato ma senza esagerare, onde evitare di diventare troppo patetici e nostalgici«.
Quanto è cambiato il costume sociale in Italia? Oggi è più semplice affermare la propria identità sessuale?
«Sinceramente non me ne preoccupo più molto! Della serie “ho già dato”, e sono stato davvero uno dei primi, se non il primo, a fare coming out e a rischiare di persona per convalidare, affermare e scagliare in faccia ai benpensanti di allora la propria indole sessuale ma soprattutto artistico-umana! Poi la società è cambiata, sotto alcuni aspetti forse in peggio, in meglio per altri versi. Ma c’è comunque un lentissimo avanzare di idee nuove. In musica basti pensare che l’ultima forma davvero nuova di arte musicale è il rap e risale a più di 45 anni fa… Direi quindi che i ragazzi di oggi cantano la musica dei loro nonni credendosi però avanguardisti (ride…)».

Oltre che musicista, sei anche un pittore. Questi universi artistici riescono a convivere?
«Sì, convivono perfettamente. Ma guai ad amalgamarle troppo, poiché rimangono comunque due linguaggi differenti che vanno a colpire organi sensoriali diversi, udito e vista. Il mio sogno rimane comunque l’unione perfetta di queste due forme d’arte, pur essendo così diverse fra loro».
Potremmo definire un tuo quadro una canzone senza voce? Pensi che arrivi ugualmente al pubblico, in particolare al tuo?
«Lo ribadisco: siamo su pianeti diversi, nel senso che la pittura è meno popolare e un po’ più di nicchia. Ma a partire da Andy Warhol, considerato tutto quello che è successo da lì in poi, la percezione di qualsiasi forma d’arte è cambiata. Oggi siamo più abituati a intercettare tutto quel che passa il convento. Gli anni che stiamo vivendo sono come un grande frullatore. La qual cosa, ovviamente, non sempre è positiva».
Il mondo della discografia riesce ancora a dedicare attenzione ad un artista?
«Forse le piccole etichette, con grande fatica, riescono ancora a dare attenzione umana e protezione all’artista. Ma le cosiddette major credo che ormai offrano solo servizi parziali, e magari un po’ di protezione dovuta al loro nome potente. Però tu, artista, devi portare loro tutto già pronto, loro non sono più in grado di dare consigli e aiuti artistici. Questo comunque a me non dispiace, perché ho sempre fatto così, curando musiche, testi, copertine, look e progetti promozionali».
Fra i protagonisti della nuova scena musicale, chi propone progetti interessanti?
«Senz’altro Dario Faini, alias Dardust, che è mio grande amico, e il suo primo arrangiamento lo fece per il mio album Luna Presente. Devo per altro dire che ho sempre portato molta fortuna agli arrangiatori che fecero con me i loro primi passi, vedi Roberto Colombo ed ora appunto Faini».
Cosa c’è nel tuo futuro?
«I progetti sono sempre tantissimi, devo solo trovare la forza di selezionarli. Io sono un po’ un accumulatore seriale e patologico, di idee ne ho tante, forse troppo, al punto che poi mi risulta difficile separarle e distinguerle. Sintetizzando, dovrei uscire con un singolo per l’estate e un album entro fine anno. Nel frattempo, metterà in scena uno spettacolo teatrale da rappresentare in piccolissimi teatri. In questo spettacolo farò confluire tutte le mie idee, sia quelle pittorico-visive, sia quelle recitative e musicali, inclusi i miei videoracconti elettronici, che io definisco “tableaux mouvants”».
(Ha collaborato Salvatore De Falco)







































Apprezzerei l’idea del Teatro a piccole dosi
Perché non ti presenti di più in TV? Solo così anche se non gl’importa. I suoi fans non vorrebbero perderlo di vista, invece si presenta sempre meno e la cosa rattristerebbe in modo catastrofico. Non ci faccia sentire la sua mancanza. Che si presenti di più. Manchi anche perché già dagli anni 90″ tante riviste musicali, sono fallite. Se capita questo messaggio, si faccia vivo molto di più. Poi mi saprebbe dire chi mi assomiglia così tanto sta fra le tue immagini di “ragazzo triste’? Ti saluta Pier Mario Jack Marcias dalla Sardegna. Cisooo a presto.