Parlando del suo nuovo disco, Diodato dice: «Questo è un album pieno di umanità, profumo, odore. Ci sono anche episodi molto intimi, ma che poi diventano altro, un qualcosa che riguarda tutti. Questa volta volevo partire dal caos, perché in giro ne vedo molto. È tutto un parlarsi addosso, dare opinioni non richieste su qualsiasi argomento, è il trionfo del populismo. Io mi pongo domande in continuazione, eppure non cerco risposte. Cerco di essere umano sotto ogni aspetto, vorrei abbattere ogni tipo di barriera. Alla paura che spesso avverto nelle persone, cerco di contrapporre ciò che di positivo può esserci in qualsiasi tipo di incontro. Io non sono credente, però credo nelle energie che noi stessi possiamo scatenare».
Così speciale è un album molto suonato. Sottolinea Diodato: «Ci sono solo musicisti “veri”, musicisti che vibrano, capaci di regalare grandi emozioni, prima di tutti a me stesso. Quando ho iniziato a lavorarci avevo le idee molto chiare, e sentirle realizzate è stata una soddisfazione immensa».
Come è nello stile di Diodato, ci sono grandi melodie. Ma una canzone in particolare esce da questo schema, si intitola Che casino: «È un esperimento. Sono partito da un bit e ho iniziato a cantarci sopra. Di solito parto dalla chitarra o dal piano, stavolta no. Infatti ho scritto una strofa, poi ho accantonato il tutto, tornandoci sopra solo molto tempo dopo. Credo che dal vivo questo pezzo sarà molto divertente e mi darà parecchie soddisfazioni».
Quasi come contrapposizione, il brano seguente, Occhiali da sole, è uno dei più personali in assoluto. «In pratica è una foto dell’Antonio di oggi. Mi pongo una serie di domande su quali sono le aspettative della vita. Domande che forse non avranno mai una risposta, ma che è importante porsi. Gli occhiali da sole servono per proteggersi dall’apparenza che caratterizza molte vite, quelle di persone che sembrano così sfavillanti, ma che sotto sotto hanno più di un problema».
Così speciale arriva a tre anni di distanza da Che vita meravigliosa. In mezzo c’è stata la tragedia del covid, che ha condizionato pesantemente le nostre vite. Eppure Diodato non si iscrive alla lista di chi rimpiange ciò che non ha potuto fare. «Sono convinto che un album così non sarebbe stato possibile uno o due anni fa. Aveva bisogno del suo tempo per maturare, ed è arrivato nel momento giusto. Io del testo in quel tempo sospeso ho avuto molto da fare. Non ritengo, come dicono alcuni, di aver perso una parte della mia vita. Anzi, l’ho vissuta molto intensamente. Ed è proprio in quel periodo che le canzoni di Così speciale hanno iniziato a prender forma».
In teoria questo articolo avrebbe dovuto raccontare diffusamente il nuovo album di Diodato. Ma siccome a causa di un forte ritardo nella programmazione degli incontri sono riuscito ad ascoltare frettolosamente solo la metà del disco, se lo spacciassi per una “recensione” sarei scorretto. Quindi mi limito a dire che la sensazione che ho avuto ascoltando qualche brano al volo è buona. Del resto ritengo che Diodato sia uno dei nostri migliori musicisti, uno capace di emozionare davvero. Per questo non merita giudizi affettati.







































