Gianni Minà, morto oggi all’età di 84 anni, è stato l’alfiere di una televisione al tempo stesso popolare e alternativa. Una televisione capace di intercettare i gusti del pubblico, senza mai scadere nel banale.
Nato a Torino il 17 maggio 1938, iniziò la sua carriera da giornalista a Tuttosport poco più che ventenne, per poi esordire in Rai l’anno successivo, seguendo le Olimpiadi di Roma. Lo sport era il suo piatto forte, che raccontava non da semplice cronista, ma sempre con l’occhio attento del giornalista consapevole del mondo che stava attorno all’evento.
I suoi reportage dall’America Latina hanno fatto storia, così come Blitz, il programma che dal 1981 al 1984 ha condotto su Rai 2. Era l’alternativa a Domenica In, un rotocalco di interviste, sport e spettacolo destinato a lasciare un segno profondo nella storia della televisione italiana.
Le sue interviste sono rimaste nell’immaginario collettivo. Una fra tutte quella di 16 ore che nel 1987 realizzò con Fidel Castro, ripresa dalle televisioni di tutto il mondo.
La notizia del decesso è stata resa pubblica questa sera attraverso la sua pagina Facebook: «Gianni Miná ci ha lasciato dopo una breve malattia cardiaca. Non è stato mai lasciato solo, ed è stato circondato dall’amore della sua famiglia e dei suoi amici più cari. Un ringraziamento speciale va al Prof. Fioranelli e allo staff della clinica Villa del Rosario che ci hanno dato la libertà di dirgli addio con serenità».
Ci mancheranno il suo sorriso appena nascosto dai baffi, il suo fare sornione e la passione che metteva nel suo lavoro. Con Gianni Minà se ne va davvero uno dei grandi della sua epoca.







































