Terra e polvere
di Li Ruijun
con Wu Renlin, Hai-Qing, Guangrui Yang, Dengping Zhao, Cailan Wang
Gansu, quasi Mongolia. La triste Guiying (Hai Quin) e il silenzioso Ma Youtie (Wu Renlin) sono soli, malmessi (lei zoppica, non controlla la vescica e non può avere bambini) e vengono fatti sposare dalle famiglie preoccupate prima che superino i limiti d’età: si spostano con un asinello, occupano case abbandonate nel deserto, ma quelle case il governo le abbatte con le ruspe per spingere i contadini all’urbanizzazione: Ma Youtie dona persino il suo sangue (definito “di Panda”, cioè un gruppo raro) a un proprietario terriero, coltivano con aratri primitivi, nei loro ruderi mettono il simbolo della doppia felicità, si commuovono per i nidi di rondine perduti e i semi sterili, la cassa che usano come incubatrice per i polli sembra una lanterna magica, lui impasta i mattoni coi piedi e insieme costruiscono nuove case e poi le devono lasciare, ma prima delle ruspe cacciano le rondini dai nidi. Due disastrati, poverissimi, soli, in un presepe di disperazione, spinti persino all’assurdo acquisto di case in città (per farne che? e le bestie?): ma hanno tenerezze inconsuete l’uno per l’altra, lui le compra un cappotto, lei attende il suo ritorno nel buio con un barattolo di acqua calda, sembrano perduti nel tempo (sembra il cinema della Quinta Generazione) ma è la Cina di oggi, fatta di somari e BMW, e forse questo spiega perché il film, che piaceva al pubblico cinese, è stato fatto sparire dalla censura: non risponde certo all’immagine di una superpotenza. Il titolo originale si traduce Ritorno alla polvere, ma non è un film sull’arcadia prima del capitalismo: è un film sull’amore. Passato alla Berlinale nel 2022 è il quinto di Li Ruijun.







































