I tre moschettieri -D’Artagnan
di Martin Bourboulon
con François Civil, Vincent Cassel, Romain Duris, Eva Green, Pio Marmai, Louis Garrel, Vicky Krieps, Lyna Khoudry
Il XVII° secolo in luce naturale era ben buio, tutto è notte o marrone e oro con candele, il prologo in cui D’Artagnan (Civil) scopre la crudeltà di Milady (Green) sfiora il film di morti viventi, l’incontro coi moschettieri (e le cause dei duelli) sono lievemente diverse da quelle raccontate da Dumas: Athos (Cassel) è torturato, Aramis (Duris) seduttore, Porthos (Marmai) gaudente (poi diventeranno Athos nichilista, Aramis torturatore, Porthos bisex), D’Artagnan in quanto guascone è sempre ingenuo e generoso, i duelli sono violenti e meno coreografici di quelli di tutte le versioni cinematografiche, i vestiti infangati, e sì, finalmente i moschettieri, come dice il loro nome, usano i moschetti e non solo le spade. La musica è corrusca come il tempo, la politica complessa, ci entrano anche le guerre di religione, gli intrighi letali e -come si usa- la seconda parte (Milady) è già pronta e ce la danno à suivre, prossimamente, a Natale. Questo lavoro di scavo sul classico (non tradito, ma molto reinterpretato) è stato confezionato dal Martin Bourboulon di Eiffel con gli sceneggiatori Mathieu Delaporte e Alexandre de la Patelliere: gli stessi di Cena tra amici, Il meglio deve ancora venire e L’immortale.





































